Era in lizza col Pd e con Forza Italia: Mancini junior trombato due volte

Giacomo Mancini junior era diventato il simbolo dell’oscenità del Rosatellum e il simbolo per eccellenza dei voltagabbana della stagione renziana. L’omonimo nipote dello storico segretario Psi Giacomo Mancini aveva il seggio a portata di natica: per quella sinistra era pronto un posto in Parlamento col Pd, per quella destra uno scranno nel consiglio regionale calabrese, conquistato con i voti di Forza Italia. Una delle due opzioni era pressoché scontata. Una posizione invidiabile, che gli aveva garantito un seggio (quasi) sicuro. Ma gli dei della politica per una volta non hanno dormito e l’ex assessore calabrese, stavolta, è rimasto beffardamente senza poltrona. 

Orsomarso non entra in Parlamento e Mancini non entra in Consiglio

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire il motivo di questa bizzarria istituzionale. Il Pd lo aveva candidato alla Camera nel collegio uninominale a Cosenza. Poco importa che tre anni prima fosse stato candidato al consiglio regionale nelle liste di Forza Italia. Di cambi di casacca se ne sono visti parecchi e ormai non fanno più notizia. Ma c’è un dato singolare: Mancini risultava come primo dei non eletti al Consiglio regionale calabrese. Quindi, Mancini poteva entrare in Parlamento col Pd. Oppure, qualora fosse stato eletto deputato nel suo collegio Fausto Orsomarso (candidato del centrodestra) ora consigliere regionale, Mancini sarebbe entrato in Consiglio proprio grazie ai voti presi tre anni fa con Forza Italia. Insomma, il politico cosentino poteva fare suo un vecchio slogan del Festival di Sanremo: “Comunque vada sarà un successo”. Un paradosso più unico che raro, emblematico dell’attuale situazione politica. Ma nessuna delle due combinazioni si è concretizzata e Mancini junior, per stavolta, resta senza poltrona. Gli elettori calabresi se ne faranno una ragione.