Due vertici, due nomi nuovi: il centrodestra punta sulla Casellati, i 5 Stelle su Fico

sabato 24 marzo 10:47 - DI Bianca Conte

I due schieramenti che hanno vinto le elezioni il 4 marzo in time out ognuno nella propria metà campo: si è appena concluso il vertice del centrodestra a Palazzo Grazioli dal leader azzurro Silvio Berlusconi, mentre una delegazione di fedelissimi pentastellati, guidati da Luigi Maio, si è riunita all’Hotel Forum da Beppe Grillo. E dal doppio vertice si esce con due nomi fin qui inediti: il centrodestra converge sulla Casellati per il Senato, il summit dei 5 stelle si conclude con l’accordo su Fico per Montecitorio.

Vertice del centrodestra a Palazzo Grazioli

La consegna del silenzio è quasi fino all’ultimo l’unica notizia che filtra da via del Plebiscito: i convitati di pietra hanno sguardo concentrato e le bocche cucite sia quando entrano che quando escono dalla residenza romana del numero uno di Forza Italia. Il leader della Lega Matteo Salvini arriva puntuale alle 9 a Palazzo Grazioli ,accompagnato dal capogruppo del Carroccio alla Camera Giancarlo Giorgetti, pronto per il vertice del centrodestra con Silvio Berlusconi. A stretto giro fanno il loro ingresso anche il senatore forzista Paolo Romani e la delegazione di FdI composta da Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Sul tavolo, la questione dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato. A chiudere il carnet dei presenti a Palazzo Grazioli, poi, il capogruppo azzurro alla Camera Renato Brunetta, il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani, Maurizio Gasparri, Gianni Letta e Niccolò Ghedini. Tutto tace per un po’, poi, alla fine del vertice e al presidiatissimo protone di via del Plebiscito, la consegna del silenzio dura poco, e nonostante sia Brunetta che Romani ostentino un secco «non siamo autorizzati a parlare» ai cronisti che li attendono, dribblando le loro domande, l’indiscrezione passa: Romani rinuncia alla candidatura del Senato e per lo scranno di Palazzo Madama si fa largo il nome di Elisabetta Casellati.

L’accordo del centrodestra punta sulla Casellati

Dunque, accordo raggiunto e rumors e polemiche si stemperano nella convergenza sulla Casellati grazie alla quale i leader del centrodestra hanno deciso di accomunare tutte le forze politiche nella delicata fase degli assetti istituzionali dei due rami del Parlamento. Confermano la proposta che consente alla coalizione vincente (il centrodestra) di esprimere il presidente del Senato e al primo gruppo parlamentare (il Cinquestelle) il presidente della Camera, riconoscendo nel contempo in ciascun ramo del Parlamento un vicepresidente a ogni gruppo parlamentare che non esprima il presidente. E in una nota diramata al termine del vertice tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni si annunciano accordo e nome e si prende atto della disponibilità dei Cinquestelle di convenire sulle posizioni sopra espresse e di votare un candidato alla presidenza del Senato di larga condivisione indicato dal centro-destra: quello di Elisabetta Alberti Casellati.

Di Maio, Di Battista e i fedelissimi in albergo da Grillo

Intanto, mentre il centrodestra si confronta e si consulta a Palazzo Grazioli, alla reception dell’hotel Forum di Roma, dove alloggia Beppe Grillo, si presentano Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro, Stefano Buffagni e Pietro Dettori: i fedelissimi a convegno dal fondatore movimentista. Anche a via Tor dei Conti tutto tace e, solo una volta arrivato alla Camera, senza rilasciare dichiarazioni alla stampa, Luigi Di Maio, accompagnato dai colleghi di cordata che erano con lui in hotel, varcata la soglia del Palazzo dei gruppi si abbandona a un sorriso compiaciuto: e per la Camera si conferma il nome di Roberto Fico. «È’ un sogno meraviglioso. Poi manca il tassello del governo. E Luigi Di Maio sarà il nostro candidato premier e realizzerà il programma del Movimento 5 stelle. Io cercherò di rispettare il ruolo che mi è stato dato», così il candidato a Montecitorio, dopo un lungo e commosso abbraccio con Di Maio, incassa e commenta l’indicazione alla presidenza.

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