Di Maio prima si parla addosso, poi apre al dialogo con tutti

lunedì 5 marzo 13:56 - DI Bianca Conte

«Oggi inizia la terza Repubblica e sarà la Repubblica dei cittadini italiani»: è un Di Maio che, complice la giovane età parlamentare, non riesce proprio a dissimulare la soddisfazione per il responso delle urne, quello che si presenta alla platea di giornalisti. E con quel poco di esperienza politica che ha sulle spalle e la piaggeria di un bambino che ha appena scartato l’agognato pacco di Natale, affronta obiettivi e telecamere con toni anche inusualmente conciliatori.

Di Maio: «Oggi inizia la Terza Repubblica»

Certo, mentre sciorina numeri e responsi elettorali, ostentando una soddisfazione che diventa quasi piaggeria, nel sottolineare che «il Movimento» è «rappresentativo dell’intera nazione, e questo ci proietta inevitabilmente verso il governo dell’Italia», tralascia di ricordare che il centrodestra è la prima coalizione e che il M5S non avrebbe in realtà – nonostante l’affermazione alle urne – i numeri per governare. Così come, nel desiderio visibilmente incontenibile di ribadire «agli investitori, alla comunità internazionale, ma soprattutto ai cittadini italiani» questo «sentire la responsabilità di dare un governo all’Italia», “dimentica” di menzionare i dati ottenuti a Livorno, Roma, Torino, e in molte delle zone in cui i grillini hanno dato prova di non riuscire ad amministrare. Un’ombra lunga di mancanze e sospetti, alimentata da dubbi, accuse e polemiche, che da Roma a Torino – le due grandi città incautamente finite nelle mani delle sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino  si estende fino ad offuscare il successo così nitidamente visibile negli occhi e nei sorrisi di Di Maio.

Un discorso compiaciuto e compiacente

Ma tant’è: e certo del fatto che «Mattarella agirà con autorevolezza e sensibilità», il candidato premier del Movimento 5 Stelle continua a bearsi ad ogni parola e ad ogni passaggio del suo discorso della corona del responso ottenuto dalle urne, fino ad arrivare ad abbandonarsi addirittura a concessioni all’ecumenismo parlamentare, decisamente inusuali per l’ortodossia grillina. E così, non prima di aver ribadito come il numero dei parlamentari pentastellati sia «triplicato», Di Maio ha aperto al dialogo con le altre forze politiche, a partire dalla opportunità di scegliere due «figure di garanzia da individuare per le presidenze delle Camere». Il resto della sua compiaciuta disamina ripertica, infine, i punti chiave del programma elettorale grillino che Di Maio nobilita a «grandi temi irrisolti della nazione», dalla povertà alla sicurezza, dagli aiuti alle imprese all’immigrazione, passando per tasse e lavoro. Tutti interrogativi in attesa di risposte…

 

 

 

Commenti

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  • ancatel@libero.it 6 marzo 2018

    La vittoria del M5S in tutto il meridione ha un solo motivo: il reddito di cittadinanza, cioè una proposta di assistenzialismo che i grillini hanno messo al primo punto della loro piattaforma elettorale. Ammesso e non concesso che sia applicabile, manda un messaggio devastante, perché il meridione ha bisogno di lavoro, lavoro e ancora lavoro e non di nuove Casse per il Mezzogiorno.

  • g.abbruzzese@utanet.at 6 marzo 2018

    Se non esistesse un San Luigi giovanissino, quello diventato santo per non aver compiuto “peccati” con le donne nemmeno alla corte di Vienna ed a quella di Parigi, oltre che con quelle della corte paterna, lui il miracolo a metá l`ha compiuto. Il Meridione d`Italia attende adesso lo “stipendio di cittadinanza” e per recimolare i fondi necessari per completare il MIRACOLO, ha cominciato a chiedere elemosine agli altri partiti.

  • lucia.casoni@unibo.it 6 marzo 2018

    E chi sarebbero questi “TUTTI”?

  • lucia.casoni@unibo.it 6 marzo 2018

    Chi sarebbero questi “tutti”?

  • giorgiorapanelli@virgilio.it 6 marzo 2018

    il testimone delle logge angloamericane e dell’Alta Finanza massonica è passato dalle mani del PD e Sinistra a M5S, che fa parte dell’organigramma del Potere Mondiale, attraverso Casaleggio senior. Grillo? E’ stato solo “il gancio” per agganciare le masse.
    http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=2834&categoria=5&sezione=30&rubrica
    La Meloni ha fatto un passo strategico molto importante andando da Orban, mentre Salvini ha esibito Vangelo e Corona del Rosario. Ciò significa la strategia dello schieramento: la difesa ad oltranza della nostra civiltà secolare contro la nuova civiltà materialista e atea portata avanti dalla Sinistra e d M5S. Dietro alle apparenze politiche lo scontro è tutto qui.