Di Maio prima si parla addosso, poi apre al dialogo con tutti

«Oggi inizia la terza Repubblica e sarà la Repubblica dei cittadini italiani»: è un Di Maio che, complice la giovane età parlamentare, non riesce proprio a dissimulare la soddisfazione per il responso delle urne, quello che si presenta alla platea di giornalisti. E con quel poco di esperienza politica che ha sulle spalle e la piaggeria di un bambino che ha appena scartato l’agognato pacco di Natale, affronta obiettivi e telecamere con toni anche inusualmente conciliatori.

Di Maio: «Oggi inizia la Terza Repubblica»

Certo, mentre sciorina numeri e responsi elettorali, ostentando una soddisfazione che diventa quasi piaggeria, nel sottolineare che «il Movimento» è «rappresentativo dell’intera nazione, e questo ci proietta inevitabilmente verso il governo dell’Italia», tralascia di ricordare che il centrodestra è la prima coalizione e che il M5S non avrebbe in realtà – nonostante l’affermazione alle urne – i numeri per governare. Così come, nel desiderio visibilmente incontenibile di ribadire «agli investitori, alla comunità internazionale, ma soprattutto ai cittadini italiani» questo «sentire la responsabilità di dare un governo all’Italia», “dimentica” di menzionare i dati ottenuti a Livorno, Roma, Torino, e in molte delle zone in cui i grillini hanno dato prova di non riuscire ad amministrare. Un’ombra lunga di mancanze e sospetti, alimentata da dubbi, accuse e polemiche, che da Roma a Torino – le due grandi città incautamente finite nelle mani delle sindache Virginia Raggi e Chiara Appendino  si estende fino ad offuscare il successo così nitidamente visibile negli occhi e nei sorrisi di Di Maio.

Un discorso compiaciuto e compiacente

Ma tant’è: e certo del fatto che «Mattarella agirà con autorevolezza e sensibilità», il candidato premier del Movimento 5 Stelle continua a bearsi ad ogni parola e ad ogni passaggio del suo discorso della corona del responso ottenuto dalle urne, fino ad arrivare ad abbandonarsi addirittura a concessioni all’ecumenismo parlamentare, decisamente inusuali per l’ortodossia grillina. E così, non prima di aver ribadito come il numero dei parlamentari pentastellati sia «triplicato», Di Maio ha aperto al dialogo con le altre forze politiche, a partire dalla opportunità di scegliere due «figure di garanzia da individuare per le presidenze delle Camere». Il resto della sua compiaciuta disamina ripertica, infine, i punti chiave del programma elettorale grillino che Di Maio nobilita a «grandi temi irrisolti della nazione», dalla povertà alla sicurezza, dagli aiuti alle imprese all’immigrazione, passando per tasse e lavoro. Tutti interrogativi in attesa di risposte…