Da Amnesty fango sull’Eni in Nigeria. La società: non è vera una sola parola

Amnesty International non sembra avere di meglio da fare che cercare di gettare fango su chi tenta di lavorare, con immense difficoltà, rispettando le regole anche in parti del mondo dove non le rispetta nessuno. E’ il caso della nostra industria nazionale Eni in Nigeria, in quella zona dove agiscono i terroristi del Fronte di Liberazione del Delta del Niger e in quella nazione dove agiscono i terroristi di islamici di Boko Haram. Su questi problemi Amnesty non dice mai nulla, non censura i terroristi islamici ma se la prende con l’Eni per un probelema di cui non ha colpa, ossia lo sversamento del greggio. Tale sversamento avviene perché spesso i terroristi forano le tubature sia per sabotare l’Eni sia per arricchirsi personalmente. “Respingiamo tutte le accuse” avanzate da Amnesty International che chiede alla Nigeria di aprire un’inchiesta sugli sversamenti di idrocarburi avvenuti nel sud est del Paese. “Siamo pronti a dimostrarlo”. Ad affermarlo, nel corso di una conferenza stampa al termine della presentazione della strategy, è l’ad di Eni, Claudio Descalzi. “Non capiamo. Respingiamo tutte le accuse”, aggiunge. Amnesty International in una nota denunciava “l’approccio irresponsabile alle fuoriuscite di petrolio nel Delta del fiume Niger in Nigeria”, che, sostiene l’Ong, “sta aggravando la crisi ambientale di quell’area”. Shell ed Eni, rileva Amnesty International, “impiegano settimane a reagire alle denunce di fuoriuscite e diffondono informazioni fuorvianti sull’origine e la gravità delle stesse, col risultato che le comunità colpite possono non ricevere i risarcimenti dovuti”. Al termine della sua ricerca, Amnesty International ha chiesto al governo nigeriano di riaprire le indagini su 89 fuoriuscite di petrolio. Descalzi, in merito alle accuse di Amnesty International, quindi, non solo “rigetta i numeri che loro presentano” ma sottolinea che il gruppo “è in grado di dimostrare tutto”. Anche perché, rileva, “l’80% degli attacchi alle nostre condutture sono per rubare il petrolio dai nostri oleodotti”. Amnesty farebbe meglio a occuparsi dei sempre più numerosi scandali che investono le ong e di quando queste saranno chiamate a rispondere per l’invasione di clandestini in Italia e sul business che essa rasppresenta. Ma su questo Amnesty tace. Strano poi che invochi l’interessamento dell’amministrazione giudiziaria nigeriana, un’amministrazione che non brilla né per efficienza né per essere totalmente a prova di corruzione.