Cina, Xi Jinping dichiara guerra senza quartiere alla corruzione nel partito

Incoronato l’imperatore Xi Jinping, la Cina apre una nuova fase politica con il più grande rimpasto di governo degli ultimi anni e con la concessione di nuovi poteri all’agenzia che si occupa di lotta alla corruzione. Tra i provvedimenti annunciati anche la fusione tra le autorità di regolamentazione del settore bancario e di quello assicurativo, per gestire meglio i rischi finanziari con un occhio ai timori derivanti dall’aumento del debito. La nuova autorità, si legge nel testo della proposta presentata in occasione della sessione annuale del Parlamento che si concluderà martedì prossimo, sarà in grado di “dare la linea per prevenire i rischi finanziari sistemici”. Alcuni dei poteri adesso nelle mani delle due agenzie, come quella di proporre leggi, sarà passata alla Banca di Cina, che rafforza così il suo potere di regolamentazione. Per quanto riguarda il governo, verranno creati nuovi ministeri (come quello per la Gestione delle emergenze e dell’Ecologia e dell’Ambiente) ne saranno aboliti altri e in alcuni casi ci sarà un trasferimento di responsabilità. Così, se le modifiche saranno approvate, nel nuovo governo di Pechino si conteranno 26 ministeri e commissioni. Ma soprattutto verranno infine estesi i poteri della nuova agenzia anticorruzione, nel segno della campagna fortemente voluta da Xi, che si occuperà non più solo dei membri del Partito comunista, ma anche di tutti i dipendenti pubblici, ufficiali di polizia, magistrati e dirigenti delle compagnie di Stato. La Commissione di supervisione nazionale agirà in maniera indipendente dai tribunali, perseguendo la corruzione, gli illeciti ed il mancato raggiungimento degli obiettivi politici da parte dei dipendenti pubblici, e avrà il potere di interrogare e detenere i sospetti fino a sei mesi senza l’autorizzazione del giudice. L’attuale agenzia contro la corruzione ha sanzionato dal 2012, anno in cui Xi è arrivato al potere, oltre 1,3 milioni di funzionari di partito.