Casini senza vergogna: «Iscrivermi al gruppo Pd? Mai dire mai»

giovedì 22 marzo 20:23 - DI Redazione

È stato uno degli esponenti di punta del centrodestra nella Seconda repubblica. Mai avremmo immaginato che Pier Ferdinando Casini, pur essendo stato eletto con il centrosinistra, avrebbe accarezzato l’ipotesi di iscriversi al gruppo parlamentare del Pd in Senato. E invece è proprio quello che Casini stesso lascia intendere partecipando a Otto e mezzo su La7.«Non ho ancora esaminato i gruppi parlamentari che esistono, ma farò una scelta coerente con il  centrosinistra con cui sono stato eletto. Iscrivermi al gruppo Pd non è all’ordine del giorno ma mai dire mai». Va bene che la coerenza non è, purtroppo, la virtù meglio apprezzata nei politici italiani. Va bene anche che la formazione democristiana di Casini  gli ha insegnato a muoversi con grande disinvoltura nello schieramento politico. E mettiamoci pure la “gratitudine” per lo schieramento che gli consente oggi di rimanere in Parlamento. Ma, se non vogliamo parlare di coerenza, c’è almeno lo stile da salvaguardare. E a Casini interessa evidentemente solo la cadrega. Se la Seconda repubblica ha avuto protagonisti così, non c’è in definitiva tanto da stupirsi se è un’esperienza finita e dimenticata.

Commenti

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  • cesco.sanna@tiscali.mail.it 23 marzo 2018

    speriamo si iscriva, sarebbe finalmente la fine definitiva di quel partito che ha rovinato il nostro paese

  • pietro.eschini@alice.it 23 marzo 2018

    Bolognesi come avete fatto ha dare il voto a questo marcio democristiano ? Tutti gli ex democristiani sono finiti nel PD e la gente crede di votare a sinistra , non si sono ancora accorti che questi non sono di sinistra ?

  • fghajdk@csj.com 23 marzo 2018

    Paragonarlo ad un verme sarebbe offensivo per i vermi che hanno una loro dignità e utilità in natura.
    Le tasse degli italiani hanno arricchito questo losco personaggio (ex portaborse) per 25 anni. E non gli basta. A volte davvero servirebbero metodi da rivoluzione francese…

    • Fujsun2@gmail.com 23 marzo 2018

      Prima di quella francese di rivoluzioni, c’era stata quella americana contro le tasse della madrepatria di re giorgio III°. Iniziarono con il Boston Tea Party nel dicembre 1773.
      La rivoluzione porto’ i coloni ribelli alla vittoria e proclamazione dell’indipendenza degli Stati Uniti d’America, il 4 luglio 1776.