Anche nel 2015 Calenda promise di iscriversi al Pd. E se ne dimenticò

mercoledì 7 marzo 16:01 - DI Mario Aldo Stilton

Carlo Calenda s’iscriverà al Pd. Forse. Perchè se il Pd s’accordasse coi barbari, lui ci ripenserebbe. Occhio perciò, ragazzotti barricati al Nazareno. Che Calenda è così. Non le manda a dire. È uno nato con lo smoking indosso, il buon Calenda. Preconfezionato dal destino. Ovvio quindi quel suo atteggiarsi, quella sua piena consapevolezza, quel naturale protendere in funzione della telecamera più vicina o verso la selva degli iphone che perennemente lo circondano: o natura, natura! Flash, foto, cinepresa: pane quotidiano fin dalla più tenera età. Ed é esattamente la naturale evoluzione del personaggio che lo porta a saltare a piè pari, altro che pali e altroche frasche. Migliaia, milioni di ragazzi italiani a caccia di un lavoro che sia uno (e non precario) e lui che, senza se e senza ma,  il lavoro lo trova praticamente senza cercarlo. Sempre per quel dannato destino di cui sopra. È così che si ritrova, con uno schiocco di dita, catapultato alla Ferrari di Montezemolo e poi pure a Sky e quindi ancora con il Luca nazionale in Confindustria  e perciò all’Interporto Campano: mai un giorno che sia stato uno di disoccupazione! E siccome la fortuna non e vero che sia del tutto cecata, ecco che Calenda si invaghisce dell’arte del possibile. Essendo che per uno come lui il tutto è possibile. La politica bussa al suo indomito cuore e lui l’asseconda diventando demblée coordinatore politico di Italia Futura, la creatura che nei progetti del funambolico Montezemolo avrebbe dovuto prosciugare i consensi all’orrida “Casta” appena scoperchiata da due valenti giornalisti del Corsera di Paolo Mieli. Il destino per un attimo, ma solo uno, sembra girare all’inverso: Calenda si candida con la Scelta Civica di Mario Monti, ma quel sogno svanisce nell’urna. Dopodichè sua maestà il Fato smette di fare le bizze: vice ministro con Enrico Letta e poi con Matteo Renzi al quale -in un impeto di generosità- promette, già nel 2015, dimenticandosene subito, di iscriversi al Pd. Il Matteo, notoriamente un bonaccione, se ne frega della promessa e pure delle nostre feluche, nominandolo rappresentante dell’Italia a Bruxelles.  Ma li, Calenda ci sta malvolentieri. Così, due mesi dopo, lo stesso Renzi lo riporta a casa e lo mette a sedere sulla poltrona di ministro dello Sviluppo economico. Cosa mai avrebbe potuto fare, perciò, quel bradipo di Gentiloni se non riconfermarlo? Detto fatto. Il tempo di inarcare il sopracciglio con Embraco che, zùppete!, si aprono le urne e sotterrano il suo mondo. E lui, che piace alla gente che piace, si trova solo. Ma solo per qualche ora. Giusto il tempo di annunciare la sua iscrizione al Pd. Forse.

 

 

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