Addio Parlamento col bonus per “reinserirsi nella società”: da Alfano a Di Battista…

Il tesoretto per addolcire la pillola a chi lascia il Parlamento, si aggira intorno ai 26 milioni di euro. Tu chiamala, se vuoi, liquidazione, in realtà è una sorta di buonuscita perché non viene neanche tassata e spetta di diritto ai parlamentari uscenti non rieletti. In un lungo articolo, Il Giornale spiega il beffardo meccanismo dell’assegno “per il reinserimento nella vita lavorativa del parlamentare”: novemila euro per ogni anno trascorso in Parlamento, pari all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità parlamentare versato in ogni anno di mandato, soldi versati ogni mede dalla lauta bista paga del parlamentarem circa 780 euro che finiscono nel fondo di solidarietà autonomo, gestito dalle tesorerie delle camere. «Denaro che può essere reclamato in anticipo, alla fine di ogni mandato o accumulato. In ogni caso, la cifra viene finanziata dagli stessi contributi dei parlamentari senza veri oneri a carico del bilancio dei due rami del Parlamento. Ma parliamo pur sempre di soldi pubblici», scrive Il Giornale.

In tutto sono 567 deputati e senatori che non essendo stati rieletti, potranno godere del beneficio, con una cifra che si aggira in media intorno ai 45mila euro per cinque annni ma aumenta, come nel caso di Angelino Alfano, se la militanza parlamentare è più lunga, così come per Rosy Bindi, Carlo Giovanardi, Anna Finocchiaro, Denis Verdini, Vannino Chiti, Beppe Fioroni. Una lunga lista di pezzi grossi e nobili decaduti che si chiude con il giovane grillino Alessandro Di Battista: anche lui, dopo l’addio (temporaneo?) alla politica, invasserà la liquidazione non tassata, con cui pagarsi i reportage per il Fatto Quotidiano negli Usa 45mila euro, non proprio bruscolini.