40 anni fa l’addio a Italo Formichella, l’avvocato di Borghese e di Mussolini

sabato 3 marzo 17:21 - DI Antonio Pannullo

Oggi pochi, anche a destra, ricordano che dal 1955 al 1958 sedette in parlamento Italo Formichella, avvocato del principe Junio Valerio Borghese e della famiglia Mussolini per anni. Formichella è stato tanto dimenticato che non siamo riusciti a trovare una sua foto, neanche nel portale della Camera dei deputati. Pubblichiamo la foto di una riunione dei circolo Pdl a Montegiordano a lui dedicato e quella della copertina del libro che ci ha lasciato, Mussoli e la Chiesa. Fascista da sempre, Formichella era già un noto avvocato nel Ventennio. Nell’ottobre del 1946 partecipò alla prima delle riunioni nello studio dell’avvocato Arturo Michelini a Roma che porteranno alla nascita del Movimento Sociale Italiano, il 26 dicembre 1946. Presero parte all’incontro Arturo Michelini, Italo Formichella, Bruno Puccioni, Biagio Pace, Ezio Maria Gray, Nino Buttazzoni, Valerio Pignatelli, Giovanni Tonelli, il generale Muratori, Giorgio Pini, Francesco Galanti, Giorgio Bacchi, Gianluigi Gatti e Jacques Guiglia.

Italo Formichella nacque in un piccolo borgo rurale dell’Alto Jonio Cosentino, Montegiordano, il 25 gennaio 1893. Laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli, il suo destino, come del resto quello di molti giovani laureati dell’epoca fu segnato dal sopraggiungere del primo conflitto mondiale, esperienza che probabilmente porterà il giovane Formichella a interessarsi poi per tutta la vita al diritto militare. Combattente nella Grande Guerra, poco più che ventenne, fu ferito e decorato al valor militare con medaglia di bronzo e due croci al merito di guerra; fu agli ordini del generale Sanna, eroico condottiero dei Sardi. Dopo la presa del potere da parte del fascismo e di Benito Mussolini, Formichella si avvicina naturalmente agli ideali del regime e dell’Impero, continuando a svolgere con la nota austerità e serietà la professione di avvocato penalista a Roma. Con l’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno 1940, Formichella è richiamato alle armi e destinato col grado di maggiore di complemento alla difesa dell’isola di Rodi. Alla caduta del fascismo, la forte stima da sempre nutrita nei suoi confronti da molti alti gerarchi e dallo stesso Mussolini, fece sì che fosse chiamato ad assumere l’incarico di difensore della famiglia del Duce, su iniziativa della stessa Rachele Mussolini. La vicenda professionale legata alle sorti dei beni della famiglia Mussolini, condotta da Formichella con tale perizia dottrinale da inibire qualsiasi pregiudizio nei confronti di coloro che l’opinione pubblica indicava come i responsabili della rovina del Paese, rese l’avvocato il punto di riferimento dei detenuti e dei perseguitati politici, come ad esempio il comandante della X Mas Junio Valerio Borghese e uno dei figli del Duce, Vittorio. La pubblicazione su un’importante rivista penalistica della memoria difensiva della causa per il sequestro giudiziario dei beni della famiglia del Duce, dal titolo: Contro la confisca dei beni di Benito Mussolini fece inoltre assurgere Italo Formichella a esponente di primo piano della dottrina in materia di diritto penale militare, oltre a procurargli un’accusa di vilipendio al Governo. Si deve alla sua difesa, in ogni caso, se il Tribunale di Roma prima, e la Corte di Cassazione dopo, in sede di confisca dei beni, hanno statuito di non potersi imputare all’allora capo del Governo l’accusa di aver tradito la Patria.
Nel primo dopoguerra Formichella aderì al Msi favorendo con le sue idee e il suo prestigio l’affermarsi delle condizioni socio-politiche affinché un movimento con una diretta e mai celata ascendenza fascista potesse trovare una collocazione istituzionale nel mutato contesto democratico e repubblicano. Candidato alle elezioni politiche del 1948, nel collegio elettorale di Roma, sia alla Camera sia al Senato, Formichella conseguì una notevole affermazione elettorale, pur non risultando tra gli eletti. Tale affermazione gli consentì di giungere in Parlamento nella legislatura successiva, per il rinnovo della quale un forte spirito di partito e comunque un profondo richiamo alle radici della propria terra lo spinsero ad accettare la candidatura in Calabria, quale capolista. Risultò il primo dei non eletti e d entrò alla Camera in corso di legislatura. La candidatura di Formichella rappresentò un elemento importante per gli equilibri politici del territorio calabrese, specie nel suo paese di nascita, Montegiordano, ove il Msi conseguì un grande consenso. Alle elezioni per il rinnovo della Camera e Senato del 1953, il Msi fu infatti il primo partito a Montegiordano, ottenendo la sorprendente percentuale del 47,4% dei voti. Ancora più decisiva era stata la presenza di Formichella alle elezioni provinciali dell’anno precedente, in occasione delle quali il partito guidato da un giovanissimo Giorgio Almirante aveva ottenuto il 51,9% dei suffragi. Sono questi, dunque, gli anni in cui Montegiordano assiste ad un diffuso fermento di idee conservatrici, missine, monarchiche, anche grazie all’apporto ed all’incessante impegno di un’altra esponente della famiglia Formichella, la professoressa Maria Giuseppina Formichella, detta Geppina (1901-1983), le cui idee e battaglie caratterizzano il quotidiano confronto politico del borgo Jonico fino agli anni sessanta. Segretario zonale del Msi e militante del partito monarchico, Geppina fu consigliere comunale ed assessore a Montegiordano, curando continui e costanti rapporti con il deposto Umberto di Savoia e con Giorgio Almirante e ponendosi come porta bandiera dell’emancipazione femminile. Italo Formichella, dedicò un grandissimo interesse al suo paese natio. Fu assegnato alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati e a quella del Mezzogiorno. Morì il 3 marzo del 1978.

(Ringraziamo per preziose le notizie www.marinajoinica.org)

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