4 marzo, l’Italia al bivio: ecco perché occorre votare centrodestra

Un voto per far ripartire l’Italia, un voto per dare un futuro alle famiglie e ai giovani, un voto per scongiurare  il caos e per scacciare i falchi nordeuropei sempre in agguato: si può sintetizzare così il messaggio che arriva dal centrodestra al termine di questa lunghissima e tormentata campagna elettorale.

Solo il centrodestra può ridare fiducia agli indecisi

I leader della coalizione si rivolgono a tutti gli italiani, oltre lo spirito di parte e di fazione. Ma il destinatario speciale  di questo messaggio, in queste 24 ore  di riflessione e mentre i microfoni della comunicazione politica sono spenti, non può  che essere quella massa di italiani, difficilmente stimabile,  di indecisi e di sfiduciati.  È una fetta di elettorato e di opinione pubblica su cui il centrodestra, meglio di altre forze, può fare breccia. E il motivo è semplice: se questa gente si è allontanata disgustata dalla politica è stato per colpa innanzi tutto del cattivo governo del centrosinistra, un governo segnato per larga parte della legislatura dall’illusionismo renziano, dai colpi di teatro,  dalle periodiche mancette (vedi gli 80 euro), da una iniqua e truffaldina riforma del lavoro (il Jobs Act),  da una sconclusionata riforma delle istituzioni (fortunatamente bocciata dagli elettori) e da tante altre cose che hanno fatto perdere solo tempo agli italiani, senza aggredire i nodi strutturali della crisi del Paese e senza avviare un reale processo di crescita, né della società né tantomeno dell’economia.

I “risultati” farlocchi di Gentiloni

I “risultati” vantati oggi da Gentiloni sono dati farlocchi, perché lo zero virgola di crescita dell’ultimo anno è venuto solo grazie alla ripresa economica internazionale  e  alla  politica di liquidità garantita dalla Bce governata da Mario Draghi:  quindi da fattori esterni all’Italia, non certo dalle misure prese dai tre governi di questa legislatura alla fine. La verità è che il Pd si presenta all’elettorato con un bilancio largamente fallimentare. Ed è per tale motivo se tutti i sondaggi ne prevedono il tonfo  elettorale. Prova ne sia il fatto che è dovuto uscire dal sarcofago in cui era rinchiuso persino Romano Prodi a fare propaganda per Gentiloni. Più che comprensibile, quindi, la  sfiducia di tanti elettori, che dopo cinque anni di paralisi decisionale e di politiche dal fiato corto non ripongono più speranze nelle istituzioni della politica. Anche perché questi cinque  anni si aggiungono ad altri due anni di reale commissariamento  dell’Italia attuato dal disastrogeno  governo Monti, che hanno fatto sprofondare l’Italia nella crisi più nera dal dopoguerra ad oggi.

Il centrodestra contro lo svuotamento della democrazia

Di contro, in tutti questi anni, il centrodestra ha costantemente denunciato lo svuotamento della democrazia e della sovranità coinciso con l’avvicendarsi di premier che il popolo non ha eletto. Ecco dunque perché FI, FdI, Lega, cui si aggiunge Noi con l’Italia, hanno tutte le carte in regola per restituire speranza al popolo dei “delusi”. Fattore di distacco dalla politica è anche il M5S, che si è affermato proprio sull’onda dei sentimenti della delusione e del rancore. È difficile, a questo punto, che Di Maio e Grillo possano più pescare nel bacino della delusione. Già hanno fatto il pieno del livore antipolitico  e, tutto possono fare oggi, fuorché ridare speranza a  gente presa dall’ansia del domani. L’improvvisazione della loro classe dirigente, le continue giravolte nelle loro parole d’ordine, il fallimento dei loro sindaci,  a partire dalla Raggi e dall’Appendino, hanno fatto il resto: solo gli arrabbiati cronici possono ancora dar loro retta.

Solo il centrodestra può dare un governo all’Italia

Il centrodestra, in queste condizioni, in questa Italia al bivio che domenica deciderà del proprio futuro, è l’unica forza che può dare un governo all’Italia . Ed è questo il messaggio che sta arrivando in queste ore. Il centrodestra ha due leader giovani e dinamici come Giorgia Meloni e Matteo Salvini e un evergreen come Silvio Berlusconi, arrivato alla sua settima campagna elettorale per le politiche, ma che mostra l’energia di un quarantenne. Non sono certo mancati i distinguo (e qualche punzecchiatura) all’interno della coalizione, ma, paradossalmente, questa diversità di toni e di temi ha arricchito la proposta del centrodestra: dalla flat tax al rilancio della natalità e della maternità, dalla difesa dell’Italia dall’immigrazione selvaggia alla revisione dell’iniqua Legge Fornero. Piaccia o non piaccia, sono stati Berlusconi, Meloni e Salvini a dettare l’agenda del dibatto pubblico durante la campagna elettorale. Gli altri, il Pd e il M5S, sono stati costretti a inseguire, ammenoché non si voglia considerare un tema “forte” la strampalata e surreale proposta pentastellata del reddito di cittadinanza.  Ecco perché il centrodestra è il grande favorito delle elezioni del 4 marzo. L’opinione pubblica ha percepito chiaramente che solo da questa parte ci sono idee e voglia di cambiamento. Adesso, in queste 24 ore che mancano al voto, non resta che un ultimo sforzo per convincere gli indecisi a recarsi alle urne. Bisogna far capire che la posta in gioco è di cruciale importanza e che solo il centrodestra può portare il Paese fuori dall’incubo di sette anni di politica commissariata e paralizzata.