Usa choc, nato uomo, allatta il figlio: primo caso al mondo di “mammo transgender”

Non c’è fine al ventaglio di possibilità dell’orrore che la genetica – e la morale rivisitata – offrono a chi, a dispetto di biologia, anatomia e dotazioni ormonali, vuole a tutti i costi esercitare un ruolo contrario a quello che la natura gli ha assegnato. E così, l’ultimo “mammo sui generis” assurto agli onori della cronaca, è anche il primo caso al mondo registrato ufficialmente dalla scienza di transgender in grado di allattare un bambino. Succede anche questo, nella folle patria delle opportunità, dove sembra che a chiunque sia di fatto concessa la possibilità di diventare genitore di un piccolo sventurato al quale può venire inibita, a prescindere, la possibilità di avere una madre, con tanto di utero, ovaie e regolare montata lattea, e un padre di sesso maschile dalla nascita alla morte.

Allatta il figlio al seno: primo caso di “mammo transgender”

Tutto è concesso, negli Usa, compreso nascere uomo, diventare donna e arrivare ad allattare il figlio, avuto da un’altra donna che, invece, pur essendo dotata di organi e ormoni indispensabili all’allattamento, non desidera farlo. Il caso in questione, allora, è quello di una donna (nata uomo) di 30 anni che, grazie a un regime farmacologico sperimentale che comprendeva la somministrazione di speciali ormoni, è riuscita a produrre circa 230 grammi di latte al giorno, sufficienti per alimentare suo figlio, avuto da un’altra donna, per 3 mesi e mezzo. La sua partner non voleva infatti allattare al seno il bambino, per cui la trans si è presentata quando la moglie era al quinto mese presso gli ambulatori del Mount Sinai Center for Transgender Medicine and Surgery di New York, chiedendo di poter prendere il suo posto. Il caso, neanche a dirlo, appare sulla rivista Transgender Health che, lungi dal dare giudizi di merito sulla vicenda, descrive con entomologica precisione la terapia selezionata che comprendeva appunto ormoni, un farmaco per la nausea e uno per la stimolazione del seno. La trans aveva ricevuto trattamenti ormonali femminilizzanti per diversi anni prima di iniziare la cura per l’allattamento, inclusi spironolattone, che blocca gli effetti del testosterone, progesterone ed estrogeni. E dunque questo regime le ha permesso di sviluppare i seni, pur non avendo subito alcun intervento chirurgico.

La terapia sperimentale a base di un farmaco contro la nausea

Nel corpo femminile normalmente è la prolattina a stimolare la produzione di latte subito dopo il parto, ma questo ormone non è disponibile come farmaco. Si è deciso dunque di provare a utilizzare un farmaco contro la nausea chiamato domperidone per innescare la produzione di latte. Preso in dosi crescenti insieme alle altre sostanze, e grazie all’uso di tiralatte per stimolare il seno, il medicinale ha avuto effetto, e nel giro di un mese la paziente ha prodotto le prime goccioline di latte. Dopo 3 mesi di trattamento, è arrivata a 227 grammi al giorno. Così, una volta nato il bambino, il mammo transgender è stato in grado di allattarlo esclusivamente per 6 settimane, periodo durante il quale un pediatra ha confermato che il piccolo cresceva e si sviluppava normalmente e in modo sano, anche se non proprio naturale, però: va detto, infatti, che il latte materno della paziente non è stato ancora valutato, quindi i medici non sanno se abbia lo stesso mix di componenti del latte delle neomamme. Ma tanto basta perché i genitori transgender possano fissare un’altra bandiera sulle vetta delle “conquiste impossibili”: quelle che, forse, neppure la fervida fantasia di Mary Shelley alle prese con il capolavoro di Frankestein: or, The Modern Prometheusavrebbe mai potuto immaginare di riuscire a conseguire in un ipotetico futuro, oggi più presente – e inquietante – che mai…