Università, se lavori e studi è un inferno. La laurea traguardo solo per ricchi?

mercoledì 21 febbraio 15:35 - DI Giulia Ciriaci

Lontano dal mondo ovattato e protetto delle scuole superiori, l’università è il luogo in cui ci si confronta senza filtri con le proprie forze e possibilità. Dove le rosee prospettive adolescenziali si scontrano con la cruda realtà della vita da giovani adulti. Si è soli in un mare di gente che, esattamente come te, tenta di restare a galla. Un mare in cui affondare è facile come respirare. Soprattutto per gli studenti lavoratori che esistono realmente e non sono una leggenda. Nell’immaginario collettivo lo studente universitario è un nullafacente, che perde il suo tempo tra feste, aperitivi e serate in discoteca fino al mattino, ponendo tra se stesso e il mondo del lavoro, un arco di tempo indeterminato. Rimanendo in casa, mantenuto dai genitori, almeno fino ai trent’anni, se non di più.

C’è invece una fascia di universitari che resta nell’ombra, su cui i riflettori non vengono mai, o quasi, puntati. Giovani che lavorano senza smettere di studiare. Giovani che faticano più degli altri compagni, cui dovrebbe essere dato un merito maggiore e il cui riconoscimento è mera utopia. Il nome di università importanti, anche se pubbliche, si perde nel mancato completamento delle pratiche più semplici. Come garantire aiuti ed esami supplementari, a chi non riesce ad assistere a tutte le lezioni dei vari corsi. Il più delle volte la possibilità di frammentare l’esame di una sola materia, è preclusa ai soli frequentanti, tagliando fuori quella parte di studenti che forse ne avrebbe più bisogno, se non propriamente il diritto. Studenti che in tal mondo vedono i propri libri aumentare, come gli anni in cui si dovrebbe conseguire la Laurea. Ed è così che lo studente lavoratore finisce inevitabilmente fuori corso, perché non è riuscito a sostenere tutti gli esami del proprio percorso formativo nei tempi stabiliti. Le tasse universitarie decollano, soprattutto per chi lavora per mantenersi negli studi. Dall’altro lato della barricata c’è sempre chi frequenta senza dare alcuni esami, cullato dal rassicurante pensiero di una famiglia che paga senza porre domande.

Lo studente lavoratore per potersi presentare agli appelli è costretto a chiedere un giorno di ferie, che il più delle volte non è retribuito. Se si è fortunati, è possibile cavarsela in poco tempo. Il professore chiama il tuo nome, sei promosso con poche e semplici domande, per poi far ritorno a ciò che ti aspetta fuori dalle mura di quella classe. Se non fosse che nella realtà questo accade molto raramente. Il 90% delle volte il docente si presenta in ritardo, riducendo così le possibilità che tutti gli studenti siano chiamati all’interrogazione in giornata. Ciò significa chiedere un altro permesso, che non a tutti è concesso. Il tutto non fa altro che alimentare l’ansia che precede ogni esame. Il libro di testo diventa il prolungamento naturale di se stessi, pronto a essere consultato all’emergere della più piccola insicurezza. Dopo due giorni di ripasso frenetico, la lucidità mentale con cui si aspirava di sostenere l’esame inizia a vacillare, e la cattedra del professore somiglia sempre più al banco degli imputati. La stanchezza fa commettere degli errori, e una bocciatura pesa molto su uno studente lavoratore.

L’università italiana è anche questo. E’ fin troppo facile girare la testa dall’altra parte, chiudendo gli occhi di fronte a tali problemi, fingendo che non esistano. Tanti, troppi studenti sono lasciati soli in questo viaggio accademico, soprattutto da chi dovrebbe tutelarli. In molti durante il percorso scelgono di abbandonare, e tra coloro c’è sempre chi decide di farlo perché non è in grado di sostenere tutto l’impegno richiesto. Perché l’università può piombarti addosso con tutto il suo peso. Al tempo stesso c’è sempre chi vince le proprie battaglie, chi tra mille difficoltà arriva a indossare quella corona d’alloro tanto sognata. La soddisfazione è triplicata per tutti quegli studenti lavoratori che hanno camminato soli a testa alta, durante anni che a loro tempo sembravano essere infiniti, chiudendo così un cerchio iniziato tra i banchi di scuola elementare.

Commenti

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  • lassapps@gmail.com 23 febbraio 2018

    Articolo ben strutturato, concordo su tutto, in Italia purtroppo non funziona nulla, questo articolo descrive una delle tante verità dei problEmi dei giovani.

  • lulu2095@live.it 23 febbraio 2018

    Articolo molto interessante. Fa riflettere con attenzione su alcune problematiche che sono costretti a subire gli studenti lavoratori. Problematiche che non vengono mai prese in considerazione perchè “troppo impegnative”. Gli unici che possono capirlo purtroppo sono solo i ragazzi che si ritrovano in questa situazione. Quelli che ogni giorno si rimboccano le maniche cercando di dividersi tra lavoro, corsi da frequentare e studio. Quelli che nonostante la stanchezza non si arrendono pur di realizzare il proprio sogno.
    Spero che questo articolo raggiunga più persone possibili, in particolare chi di dovere, così che comincino a riflettere su tematiche importanti come questa. Valorizziamo chi cerca di guadagnarsi la laurea e non comprarsela!!

  • flaviacatini@icloud.com 22 febbraio 2018

    Sono pienamente d’accordo su quanto scritto. In Italia la situazione peggiora sempre di più e a rimetterci sono sopratutto i giovani i quali non sono agevolati in nessun modo.

  • vany2095@live.it 22 febbraio 2018

    Quest’articolo descrive esattamente le difficoltà che deve affrontare uno studente costretto a lavorare per mantenersi gli studi. Complimenti!

  • christian21051993@gmail.com 22 febbraio 2018

    Capisco il problema. Purtroppo in Italia non funziona nulla, neanche cose importanti come l’università. La mia fidanzata è una studentessa lavoratrice, e so quanto ogni giorno si impegna per poter raggiungere i suoi obiettivi, andando spesso incontro a situazioni del genere. Più passa il tempo, più le cose peggiorano.

  • Tiziana201272@gmail.com 22 febbraio 2018

    Sono veramente d’accordo con te purtroppoio in Italia ci sono tante cose che non vanno e questa è una di quelle , la cosa peggiore è che ci rimettono i giovani che vogliono studiare e non sono agevolati in nessun modo anzi è talmente difficile che tanti rinunciano.
    Che tristezza

  • Deboralassapp@gmail.com 22 febbraio 2018

    Concordo pienamente!

  • Gabriella070953@gmail.com 22 febbraio 2018

    Condivido tutto ciò che scritto in questo articolo ,i docenti non fanno niente per agevolare gli studenti lavoratori e tanto meno lo stato ,ma forse si sono dimenticati che in Italia ci sono le università non ne sento mai parlare

  • elvi.fiocco@gmail.com 21 febbraio 2018

    Concordo pienamente. Sarebbe corretto dare eguali opportunità a prescindere dalle circostanze o condizioni dello studente. Speriamo vengano introdotte agevolazioni affinché ognuno possa concludere il proprio percorso di studi nei tempi previsti e con ottimi risultati. Complimenti per l’articolo!

  • letizia.bucc95@gmail.com 21 febbraio 2018

    Sono d’accordo con te, in Italia non esistono agevolazioni per noi “studenti lavoratori” o se ce ne sono gli stessi docenti non li rispettano.. Mi è capitato anche a me di rimanere indietro rispetto ai miei colleghi perché loro potevano frequentare e quindi avere la possibilità di fare esoneri mentre io ero costretta a portare tutto l’esame completo.. Non è facile trovare un compromesso ma spero che questa situazione si possa risolvere al più presto perché non è giusto che vada avanti solo chi è più “fortunato” e che gli altri debbano rimanere nell’ombra..