Un saggio di Moeller contro Spengler: no, l’Europa non è destinata alla fine

Su Arthur Moeller van den Bruck (1876-1925), esponente di spicco della Rivoluzione conservatrice in Germania tra le due guerre,  in lingua italiana finora non esisteva molto: un saggio di Alain de Benoist a lui dedicato, lo studio di Lauryssens, L’uomo che inventò il Terzo Reich. La vera storia di Moeller van den Bruck (Newton Compton), mentre Il Settimo Sigillo ha dato alle stampe quello che è considerato il suo capolavoro, Il Terzo Reich, espressione che un decennio dopo Adolf Hitler fece propria per designare la “sua” Germania in preda ai furori di volontà di potenza. Va però chiarito subito che Moeller, suicida nel 1925, non fu e non poteva essere un collaborazionista del regime hitleriano.

Oggi la casa editrice Oaks propone un interessante saggio di questo autore così poco studiato e letto, relativo all’opera di un altro grande pensatore tedesco, Oswald Spengler. Il saggio, intitolato Tramonto dell’Occidente? Spengler contro Spengler, (Oaks, pp. 74, euro 10) è una confutazione dell’idea di declino ineluttabile che Spengler lasciava intravedere nel suo famoso Der Untergang des Abendlandes, definito da Georg Simmel “la migliore opera storiografica dai tempi di Hegel”. Ebbene secondo Moeller il destino dell’Occidente può anche essere quello di una rinascita e non necessariamente di un tramonto: “Non esiste un unico Occidente – scrive – già per questa ragione, esso non può tramontare tutto insieme”.

Nel saggio di Stefano G.Azzarà che introduce il testo di Moeller, si parla giustamente di crisi dell’ordinamento eurocentrico come argomento che già viene largamente anticipato in queste pagine su Spengler, scritte nel 1920, nelle quali si profetizza un nuovo Occidente, capace di riemergere dalle proprie ceneri guardando ai popoli giovani dell’Est. Ecco allora che la catastrofe della prima Guerra Mondiale che ha fatto crollare il mito dell’unità dell’Europa e della sua identità pone i popoli europei dinanzi a un’ultima decisione: vogliono appartenere all’Ovest oppure a un secondo Occidente che inizia al di là dell’Ovest?

Per Moeller la storia dei popoli è in continuo divenire e in essa agisce non l’idea classica di Tradizione ma quella dinamica di Trasmissione attraverso la quale tutte le culture crescono assieme stratificandosi e determinando non un banale progresso ma traducendosi in “anticipazioni” e “riprese”. E proprio a questo lavorìo spirituale l’Occidente declinante può allacciarsi per scongiurare le fosche previsioni di Oswald Spengler. Una prospettiva interessante perché gli aspetti di decadenza della civiltà europea messi in luce nell’opera spengleriana non vengono considerati come alibi per rifugiarsi in un idilliaco passato ma come sprone, come occasione per ritrovare una missione politico-culturale dell’Europa oltre i suoi stessi limitati confini.