Trump accetta l’invito dei giornalisti. Il presidente a cena col “nemico”

A tavola con il nemico. Con un convinto yes, Donald Trump ha risposto all’invito del Gridiron Club, un ristretto gruppo di giornalisti di Washington che attendono il presidente il 3 marzo per la tradizionale cena. Una presenza, quella di Trump, tutt’altro che scontata visto il “no” con cui The Donald aveva snobbato l’invito dello scorso anno.

L’anno scorso Trump disertò l’appuntamento

La cena del Gridiron con l’inquilino della Casa Bianca rappresenta una tradizione risalente al 1885. Lo smacco subito l’anni scorso non ha però scoraggiato David Wightman, il presidente del club, che infatti è tornato nuovamente alla carica. Ed ha avuto ragione. Forse anche in omaggio al suo gusto per l’imprevedibilità, Trump ha infatti accettato l’invito probabilmente deludendo tutti i suoi nemici, cui avrebbe fatto sicuramente piacere assistere un ulteriore deterioramento del rapporto tra media e Casa Bianca. La serata del 3 marzo può invece diventare un primo segnale di un’inversione di rotta, in un momento tra l’altro particolarmente complesso per l’amministrazione, tra l’inchiesta del procuratore Robert Mueller sul Russiagate, la trattativa al Congresso sul tema dell’immigrazione e la pressione dell’opinione pubblica, dopo il massacro del liceo di Parkland, per l’adozione di nuove misure relative alle armi.

Un segnale di disgelo verso i media

A questo punto, non bisognerebbe stupirsi se il presidente decidesse addirittura di partecipare alla cena con i corrispondenti alla Casa Bianca. La data da cerchiare sul calendario, in questo caso, è il 28 aprile. Le prime indiscrezioni relative ad un altro yes di Trump sono state per ora congelate: non è stata presa ancora nessuna decisione. Lo scorso anno, il presidente non partecipò all’evento, risparmiando anche ai giornalisti una serata che sarebbe stata per certi versi difficile da gestire. Ora, però, la convivenza a tavola diventa un’ipotesi concreta. Da una parte il presidente che si fida quasi esclusivamente di Fox News, dall’altra l’esercito di rappresentanti dei media che più volte sono stati apostrofati con termini dispregiativi.