Torino, Minniti minimizza ma finora non è riuscito a evitare le violenze

Contro le forze dell’ordine “bombe ripiene” di schegge di ferro, lancio di sassi, bombe molotov, devastazioni: questo è quello che hanno fatto i centri sociali di sinistra per impedire una legittima conferenza di CasaPound autorizzata, mentre i disordini e le violenze non lo erano. Sono settimane che le sinistre estreme avvelenano la campagna elettorale, decidendo chi può parlare e chi no, come hanno sempre fatto: pestaggi, aggressioni, vandalismi ma non solo contro CasaPound, anche contro Fratelli d’Italia, i cui banchetti sono stati assaltati più volte, contro la Lega, insomma contro chiunque non dica cose di sinistra. Bologna, Genova, Piacenza, Napoli, ora Torino, sono state devastate dai violenti intolleranti. A questo punto il Viminale non può più tacere, e condanna quelli che definisce “fatti gravissimi” annunciando che le forze dell’ordine reagiranno per mantenere l’orine. Evidentemente il pestaggio brutale del carabiniere a Piacenza dopo la fuga delle esigue forze antisommossa dell’Arma ha lasciato il segno. Il ministro Marco Minniti, che peraltro anche ieri si è confermato un duro antifascista, fa passare in qualche modo il messaggio che gli intenti di questi criminali sono giusti ma che sono sbagliati i metodi. Nulla di più sbagliato: voler impedire di parlare a chi la pensa diversamente è un peccato originale della sinistra,di tutta la sinistra, dal Pci a Lotta Continua, da Potere Operaio all’Autonomia operaia. Così Minniti – sbagliando – minimizza e ritiene non ci sia un pericolo di degenerazione violenta e sostiene che il governo sarà in grado di assicurare la libertà di tutti di esprimersi liberamente. Finora il ministero dell’Interno invece non è stato in grado di proteggere gli esponenti dei partiti che non sono di sinistra: è di pochi giorni fa il brutale tentato omicidio del dirigente di Forza Nuova di Palermo e l’aggressione ai militanti di CasaPound che affiggevano manifesti a Perugia.