Terrorismo, il senatore Usa all’Europa: «Adesso una Guantanamo serve a voi»

Gli europei si costruiscano la loro Guantanamo, dove trasferire le decine e decine di foreign fighters partiti dall’Europa per unirsi all’Isis e catturati dopo il crollo del califfato in Siria. È la provocazione lanciata dal senatore americano repubblicano Lindsey Graham durante i colloqui avuti con funzionari e esponenti politici europei, a margine della conferenza di Sicurezza che si è svolta lo scorso weekend a Monaco.

Guantanamo? «All’Ue serve una prigione di guerra»

«È necessaria una legge europea per centri di detenzione di guerra, se vi opponete a Guantanamo. Voi dovete trovare il modo di avere i vostri centri di detenzione», ha detto il repubblicano, polemizzando con le critiche che per anni sono arrivate dall’Europa al centro di detenzione per terroristi creato da George Bush nel 2002 a Cuba. «La maggior parte dei foreign fighters è fatta di europei», ha aggiunto il senatore che ha rivolto il suo messaggio in particolare alla premier britannica Theresa May. Tra gli oltre 500 miliziani dello Stato Islamico detenuti in questo momento dalle forze democratiche siriane, con il sostegno degli Stati Uniti, vi sono infatti due dei cosiddetti “Beatles dell’Isis”, i quattro terroristi britannici accusati di aver sequestrato e decapitato almeno 20 ostaggi occidentali.

Il problema dei terroristi cittadini europei

Londra ha già detto che non intende riprendersi questi due foreign fighters, ma l’amministrazione Trump non sembra intenzionata a trasferirli a Guantanamo, nonostante Donald Trump abbia firmato un ordine esecutivo per mantenere aperto il campo di prigionia, che Barack ha praticamente svuotato senza riuscire però a chiuderlo, anche per trasferire terroristi dell’Isis. «Gli europei rimuovono completamente il problema, non c’è nessun piano europeo per la detenzione» dei foreign fighter, ha detto Graham, che sta cercando di convincere l’amministrazione Trump ad accettare il trasferimento dei “Beatles” e di altri prigioni a Guantanamo. Ma la maggior parte di loro deve andare altrove, ha aggiunto ricordando come il capo del Pentagono, Jim Mattis, abbia sollevato la questione durante la conferenza della scorsa settimana a Roma della coalizione anti-Isis e poi alla ministeriale Nato a Bruxelles. Secondo il segretario alla Difesa Usa, i Paesi di cittadinanza dei foreign fighters «hanno una qualche responsabilità». «Come affronteranno poi questa responsabilità – ha aggiunto – non lo so, non sono un avvocato. Non sono un esperto di diritto internazionale, ma una cosa la so: a queste persone non deve essere permesso di tornare per le strade, se hanno fatto tutto quello che gli abbiamo visto fare».