I Talebani chiedono di nuovo la pace a Trump. Se è furbo, li sta a sentire…

I Talebani, come avevano fatto all’indomani della elezione di Donald Trump, chiedono nuovamente agli Stati Uniti l’avvio di colloqui “diretti” per porre fine a quasi 17 anni di guerra in Afghanistan. In un comunicato diffuso dal sito web del cosiddetto “Emirato islamico dell’Afghanistan”, i Talebani affermano di volere una “soluzione pacifica”. “L’ufficio politico dell’Emirato islamico dell’Afghanistan chiede ai funzionari americani colloqui diretti riguardo una soluzione politica al dilemma afghano – afferma il testo – Così si contribuirebbe a trovare una soluzione se l’America accettasse le richieste legittime del popolo afghano”. Il messaggio, firmato dall'”ufficio politico” del movimento fondato dal mullah Omar e diffuso dopo che gli Usa hanno fatto sapere che “la porta è aperta” per colloqui con i Talebani, ribadisce come la “guerra sia stata imposta” all’Afghanistan. “La questione afghana non può essere risolta sul piano militare”, si legge nel testo non riporta la storica richiesta dei Talebani riguardo il ritiro delle truppe straniere dall’Afghanistan come condizione per l’avvio dei colloqui di pace. “D’ora in poi, invece che sulla guerra, l’America deve concentrarsi su una strategia pacifica per l’Afghanistan – conclude il messaggio -. Le strategie militari che sono state ripetutamente sperimentate in Afghanistan negli ultimi 17 anni portano solo a un’escalation del conflitto e al protrarsi della guerra. E questo non è nell’interesse di nessuno”. Per mercoledì a Kabul è previsto l’avvio dei lavori di una nuova conferenza internazionale nel quadro del Processo di Kabul incentrato – nelle parole del ministero degli Esteri afghano – sul “processo di pace” e sulla “lotta al terrorismo”. Al Processo di Kabul partecipano 23 Paesi, l’Unione Europea e la Nato. Lo scorso anno gli Usa hanno intensificato l’assistenza militare a Kabul, e soprattutto intensificato i raid aerei. Tuttavia, secondo una recente inchiesta della Bbc, i Talebani avrebbero il pieno controllo di 14 distretti del Paese (il 4% del territorio) e sarebbero attivi e chiaramente presenti in altri 263 distretti (il 66% del Paese). Il movimento ha anche rivendicato due dei sanguinosi attacchi che il mese scorso a Kabul hanno fatto centinaia di morti e feriti.