Sul “nuovo partigiano” Casini la satira del web, disgustati gli elettori del Pd

Pier Ferdinando Casini candidato del Pd “è qualcosa che non sarei mai arrivato a immaginare. Io sono amico di Casini, gli voglio anche un gran bene, ma mai sarei arrivato a immaginare che un giorno sarebbe andato a chiedere voti agli elettori di sinistra, né che gli elettori di sinistra avrebbero potuto votare Casini”. Lo ha detto Silvio Berlusconi pochi giorni fa. E il suo stupore diviene adesso ironia dinanzi a una foto imbarazzante che ritrae Casini in una sede del Pd con dietro i ritratti di Togliatti, Gramsci, Longo e Matteotti. I padri nobili di una sinistra con cui Casini non ha mai avuto nulla a che fare.

casini-foto

Lo stupore di Berlusconi è anche il nostro. Anche perché Pier Ferdinando Casini non era un democristiano che stava con Moro e con gli aperturisti al Pci, no, lui era il portavoce di Arnaldo Forlani, della destra Dc, e come capo dei giovani democristiani all’inizio degli anni Novanta attaccò duramente il Pci e l’Anpi per le vicende del “triangolo della morte”. In quella circostanza l’Anpi gli replicò duramente sostenendo che per i partigiani non si sarebbe dovuto fare alcun processo. Invece i processi per fortuna ci furono e i partigiani che avevano compiuto efferatezze furono condannati, tranne quelli a cui i soldi del Pci garantirono un esilio dorato oltrecortina. Ma certo, questa vicenda di Casini candidato con l’appoggio del Pd grida vendetta: non tanto verso il centrodestra, quanto verso tutta la storia personale e politica – e alla coscienza – di Casini, che ancora nel 2004, da presidente della Camera, raccontò questo episodio il 3 novembre 2003 alla presenza del cardinale di Bologna Giacomo Biffi: parlando dell’atroce delitto di San Giovanni in Persiceto commesso dai partigiani rossi il 4 novembre 1948, Casini ricordò che Giuseppe Fanin, un sindacalista cattolico di 24 anni, fu ucciso a sprangate da un gruppo di comunisti “nel corso di un’azione insensata, tutta iscritta nella logica della violenza e dell’odio, ideata dal segretario della sezione del Pci di San Giovanni in Persiceto, come poi riconobbero le sentenze giudiziarie”. E questo lo disse da presidente della Camera. Ma se Casini ha la memoria corta, e oggi dice per giustifcare la sua candidatura che “dobbiamo continuare a essere lievito del rapporto tra moderati e progressisti che non ha alternative”, ammettendo di far parte di quei “moderati che hanno consentito ai governi Letta, Renzi e Gentiloni di stare in piedi”, per fortuna il web la memoria ce l’ha molto più lunga, e ci auguriamo anche gli italiani. E ci sono articoli in cui si ricorda che nel marzo 1991, dopo le rivelazioni di Otello Montanari e la scoperta che nel triangolo della morte c’erano quindicimila desaparecidos fatti sparire dai partigiani comunisti, fu proprio Casini, insieme con Castagnetti e – pensate un po’ – Sergio Mattarella, che oggi tuona contro il fascismo unico male assoluto, che andarono a riaprire la pagina oscurata degli eccidi comunisti, chiedendo al Pds, al ministero degli interni e all’Anpi di collaborare per fornire almeno un censimento delle vittime. Non ci fu mai risposta, ma le cifre sono diverse: il senatore e storico Giorgio Pisanò parlo di 50mila vittime. Lo stupore di Berlusconi insomma è il nostro, e probabilmente anche quello degli elettori del Pd: sperano – speriamo – tutti che Casini non venga eletto, così come la gente comune. Sul web le prese in giro a Pier Ferdinando sono ormai tantissime, e persino Osho gli ha dedicato una vignetta che pubblichiamo, insieme ad altre prese in giro.

casini-palmaroli