“Sono tornato” è già in vetta al botteghino: seduce il pubblico «il Duce che è in noi»

Sono tornato, il film di Luca Miniero dedicato a un Mussolini redivivo che sbanca lo share delle tv, è in vetta al botteghino già nel giorno di uscita nei cinema italiani: condivide il podio dei film più visti insieme con  The Post di Steven  SpielbergMaze Runner – La Rivelazione. Un avvio decisamente promettente e che sembra dare ragione a un’operazione cinematografica che sta già cominciando a dare fastidio a molti. Non perché sia un film apologetico di Mussolini, ma perché dimostra la permanenza del mito del Duce nell’immaginario collettivo degli italiani, dopo lunghi decenni di demonizzazioni e di (falliti) tentativi di rimozione.

Sui siti, sulla stampa, sui social e già esploso il dibattito e non manca chi, come Rolling Stone,  sottolinea il coraggio  del produttore e del regista: «Ci vogliono due palle così per decidere di fare» un film del genere. E poi ancora: «Non ha paura, non teme il politicamente scorretto, non si ferma di fronte a chi del nemico, del fascismo, della nostra anima nera fa un altare sacro e inespugnabile». A chi soprattutto può dare fastidio il film, a parte naturalmente i soliti noti della politica e della carta stampata? Il film, si legge sempre su Rolling Stone «parte dall’assunto gaberiano “io non temo il Duce in sé, temo il Duce in me”».

Non mancano naturalmente gli attacchi come quello firmato da Alessandra Levantesi Kezich su La Stampa. Prima ammette a denti  stretti che «Benito ne esce quasi bene» e poi definisce acidamente il film una «irrisolta commediola» che  «soffre del difetto di una qualunquistica faciloneria».

Il film segue comunque un andamento strano. Per buona parte del tempo , Mussolini, interpreto da un bravo Massimo Popolizio,  appare come un personaggio straordinariamente capace di rappresentare gli umori, i malumori le simpatie, le idiosincrasie (e naturalmente le  delusioni politiche) degli italiani di oggi. Miniero gioca sul filo di una sottile ambiguità: gli italiani ritengono che il “Duce” che compare in tv sia un sosia di Mussolini che li fa ridere dei loro difetti e dice quello che molti pensano senza però avere il coraggio di dirlo apertamente. «Analfabeti vi ho lasciati, analfabeti vi ho ritrovati». Oppure: «La democrazia è in putrefazione». Il Mussolini redivivo sembra una sorta di Crozza più potente che rispecchia al meglio lo stato mentale degli italiani di oggi e che sa smuovere le loro corde più profonde. Né mancano le sequenze “quasi” apologetiche, come quella della direttrice di una tv che canta Faccetta Nera dopo aver letto ai suoi collaboratori, gli entusiasmanti dati dello share ottenuto dal “Duce”.

Poi però, nell’ultima parte del film, il tono cambia: è inserito un pistolotto antifascista che contrasta con il carattere ironico del resto della pellicola. «Riconosco quegli occhi», dice un’anziana scampata a un campo di sterminio e   Mussolini ridiventa per il pubblico un mostro. Compare anche Enrico Mentana a sottolineare la forza dell’indignazione antifascista. Evidentemente, si tratta di una parte inserita nella sceneggiatura per “bilanciare” il resto del film e fermare in partenza le censure dei vari Fiano di turno.

Ma nell’ultima sequenza il tono cambia ancora. E si tratta sicuramente della parte che farà discutere di più. “Mussolini” passa in macchina per le vie di Roma: molta gente gli sorride e non manca chi gli fa anche il saluto romano. C’è però anche chi fa le corna e alza il pugno chiuso. Il fatto è che non si tratta di comparse, ma di passanti veri ripresi con la candid camera.Uno spicchio di realtà nella finzione cinematografica. Ed è una realtà che farà prendere un colpo agli antifascisti doc. Il Duce è “tornato”? Forse non n’è mai andato, come  ha già scritto il Secolo d’Italia.