Siria, i curdi catturano gli ultimi due “Beatles”: decapitarono 27 ostaggi

sabato 10 febbraio 17:59 - di Redazione

I combattenti curdi siriani hanno catturato Alexanda Kotey e El Shafee Elsheikh, gli ultimi due membri ancora in fuga dei cosiddetti Beatles, la cellula di quattro estremisti islamici britannici, tutti originari di Londra, che si erano uniti all’Isis in Siria. A confermare la loro cattura da parte delle Forze democratiche siriane (Sdf), i combattenti curdi anti Isis appoggiati dagli Stati Uniti, sono state fonti ufficiali Usa citate dal New York Times. Il 34enne Kotey e il 29enne Elsheikh, insieme agli altri due membri dei Beatles costituivano una “cellula per le esecuzioni”, responsabile della decapitazione di almeno 27 ostaggi e della tortura di molti altri prigionieri. Tra le loro vittime, anche il giornalista Usa James Foley. Dei Beatles facevano parte anche Mohammed Emwazi, soprannominato Jihadi John, ucciso in un bombardamento di un drone a Raqqa, nel 2015; e Aine Davis, catturato nei pressi di Istanbul nel 2015 e ora in carcere in Turchia con accuse di terrorismo. La Gran Bretagna “si lava le mani” della sorte di Alexanda Kotey e El Shafee Elsheikh e “non si opporrà” alla loro eventuale estradizione negli Stati Uniti. Lo scrive il Daily Telegraph, in riferimento alla cattura in Siria dei due membri ancora in fuga dei cosiddetti Beatles, la cellula di quattro estremisti islamici britannici. I due erano stati privati della loro cittadinanza britannica ed erano quindi divenuti apolidi. Fonti citate dal Telegraph riferiscono che è “molto improbabile” che le autorità di Londra tentino di processare i due terroristi nel Regno Unito per il loro ruolo nell’assassinio di ostaggi britannici in Siria. Il 34enne Kotey e il 29enne Elsheikh, catturati dalle milizie curde, insieme agli altri due membri dei Beatles costituivano una “cellula per le esecuzioni”, responsabile della decapitazione di almeno 27 ostaggi e della tortura di molti altri prigionieri. Tra le loro vittime, anche i cooperanti britannici Alan Henning e David Haines e i giornalisti Usa James Foley e Steven Sotloff.

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