Sette anni fa la Libia si rivoltava contro Gheddafi. Il ruolo di Usa e Francia

Sette anni esatti. Tanti ne sono passati dal fatidico 17 febbraio del 2011, data da cui ebbe inizio in Libia la sommossa delle tribù avverse al colonnello Mouammar al Gheddafi, che da lì a poco avrebbe pagato con la vita il suo lungo e controverso dominio sull’ex-colonia italiana. Fu la celebrazione della ”Giornata della rabbia’‘ di quel 17 febbraio di sette anni fa ad innescare manifestazioni di protesta diffuse in tutto il Paese. Qualche giorno dopo, il 24 febbraio, le milizie ribelli riuscirono a sconfiggere le milizie di Gheddafi a prendere il controllo di Misurata. Due giorni dopo il Consiglio di sicurezza dell’Onu impone sanzioni a Gheddafi, alla sua famiglia e ai suoi fedelissimi. Ventiquattr’ore più tardi i ribelli formano il Consiglio nazionale di transizione, che governerà la Libia fino alle elezioni del 2012.

Parigi mal sopportava l’influenza italiana su Tripoli

Il 5 marzo, in un incontro a Bengasi, il Consiglio nazionale di transizione si dichiara l’unico rappresentante della Libia e il 10 marzo ottiene il riconoscimento della Francia, che mal sopportava la rinascente influenza italiana su Tripoli. Il 15 marzo, dopo vent’anni trascorsi negli Usa, ritorna Khalifa Haftar, ex-comandante nell’esercito di Gheddafi catturato durante la guerra del 1987 contro il Ciad. Gli americani gli hanno affidato la missione di guidare un esercito ribelle della Libia orientale contro il suo antico capo. Il 16 marzo le forze di Gheddafi si avvicinano a Bengasi e il giorno dopo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite vota per l’attuazione di una no-fly zone per proteggere i civili. Il 19 marzo le forze militari francesi, britanniche e statunitensi iniziano l’operazione Odyssey Dawn e la Nato lancia attacchi aerei per proteggere i civili a Bengasi. Il 30 marzo il ministro degli Esteri libico Moussa Koussa fugge in Gran Bretagna e prende le distanze dal regime di Gheddafi.

Gheddafi fu ucciso il 20 ottobre

Il 10 aprile Gheddafi accetta una road map per porre fine al conflitto, ma i ribelli respingono il piano. Il 15 aprile i ribelli dichiarano vittoria a Misurata. Il 30 aprile la Nato lancia raid aerei su Tripoli. Il figlio minore di Gheddafi e i suoi tre nipoti vengono uccisi. Il primo giugno il ministro del petrolio libico Shokri Ghanem diserta a Roma. Il 27 giugno il Tribunale penale internazionale emette mandati di cattura per Gheddafi, Saif al Islam e il suo capo dei servizi segreti Abdullah Senussi. Il 15 luglio gli Stati Uniti riconoscono il Consiglio nazionale di transizione come governo legittimo della Libia. Il 2 agosto il Consiglio nazionale di transizione redige una Dichiarazione costituzionale temporanea. Il 21 agosto i ribelli entrano a Tripoli dove incontrano poca resistenza. Raggiungono la Piazza Verde e le cambiano nome in Piazza dei Martiri. Gheddafi chiede ai libici di combattere i «topi» ribelli. Ma è troppo tardi: il 20 ottobre Gheddafi viene catturato e ucciso nella sua città natale di Sirte. Il 23 ottobre il Consiglio nazionale di transizione dichiara la vittoria.