Servizi, asse Renzi-Salvini impone al governo il dietrofront sulle nomine

Un vero e proprio siluro. Che ha colpito e affondato senza clamore un bastimento del governo carico di nomine. Nomine ad altissimo impatto politico come quelle relative ai vertici dei nostri servizi di sicurezza: il Dis guidato da Alessandro Pansa, l’Aisi di Mario Parente e l’Aise affidato e Alberto Manenti. Il decreto era già stato preparato e nulla lasciava pensare che a interrompere la trama intessuta dall’establishment affinché Gentiloni succeda a Gentiloni avrebbe provveduto lo stop da parte del Copasir, l’organismo parlamentare di Vigilanza sull’intelligence presieduto dal leghista Giacomo Stucchi, il cui parere in materia è obbligatorio e, solo per prassi, vincolante.

Anche FI nell’accordo del Copasir sui Servizi

Nel Copasir si è infatti saldato un inedito asse Renzi-Salvini che, attraverso il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini e lo stesso Stucchi, ha definito e siglato un accordo politico che ha di fatto svuotato il decreto di Palazzo Chigi. Un accordo cui ha partecipato anche il forzista Paolo Romani, ma solo dopo che Gianni Letta, da sempre plenipotenziario di Berlusconi nelle vicende afferenti ai Servizi, ha ricevuto rassicurazioni dai “due Matteo” circa la “messa in sicurezza” dei vertici dei nostri apparati in caso di instabilità politica post-voto. La differenza tra il decreto del governo e il parere espresso a maggioranza (8 a 2, con il M5S spaccato) dal Copasir è tutta giuridica e passa tra il “rinnovo contrattuale” previsto dal Consiglio dei ministri e la “proroga” consigliata dal Comitato parlamentare. Il primo ha una durata che va dai due ai quattro anni, la seconda non può superare l’anno.

“Siluro” del leader Pd a Gentiloni

E qui sta l’arcano: dal punto di vista politico, infatti, l’asse Renzi-Salvini-Letta non solo sta ad indicare la scelta dei partiti di riappropriarsi del “dossier Servizi” con relative nomine, ma conferma la volontà del leader del Pd di non lasciare campo libero a Gentiloni negli scenari post-elettorali. Dopo gli endorsement di Prodi e di Napolitano in favore del premier, Renzi ha deciso di rompere l’assedio e di spezzare la strategia, cui per molti non sarebbe estranea il Quirinale, del “continuismo dolce”. Il colpo da lui messo a segno con la complicità di Lega e Forza Italia sta lì a dimostrarlo.