Schulz rinuncia agli Esteri: tensioni in Germania sulla “grosse koalition”

Martin Schulz non sarà il ministro degli Esteri del quarto governo presieduto da Angela Merkel e resterà presidente della Spd, il partito socialdemocratico tedesco. Secondo quanto riferito dall’agenzia Dpa, l’ex-presidente del Parlamento europeo ha infatti messo nero su bianco la rinuncia correlandola alla forte pressione esercitata dalla base del partito.

Schulz resta presidente della Spd

È difficile, tuttavia, dedurne che la grosse koalitioncioè l’alleanza tra i Cristiano-democratici (Cdu) della cancelliera e socialdemocratici di Schulz, varata dopo ben quattro mesi di serrate trattative, potrà risentirne. È semmai l’indizio di un disagio interno che non accenna a diminuire. A turbare i sonni di Schultz è soprattutto la consultazione tra gli iscritti prevista per il 20 febbraio e il primo fine settimana di marzo, il cui esito sarà vincolante.

Il 20 febbraio votano gli iscritti

Tra le voci  che si sono levate contro l’intesa di governo certamente spicca quella di Kevin Kuehnert, il leader dell’ala giovanile che proprio in queste ora ha dato il via, da Lipsia, alla campagna con cui cercherà di convincere i circa 460mila iscritti al partito a votare “no” al programma della grande coalizione. Dietro di lui, l’intera organizzazione giovanile del partito di Schulz, gli Jusos, che contesta la forte erosione di consensi registrata dalla Spd alle elezioni di settembre, cui i socialdemocratici si sono presentati dopo aver governato – anche in quel caso – o con la Cdu e il suo “gemello” bavarese Csu. Kuehnert ha buon gioco a ricordare quel che fu il mantra di Schulz in tutta la campagna elettorale: mai più grosse koalizion con la Merkel. Chi invece non sembra nutrire dubbi sul via libero all’accordo da parte degli iscritti socialdemocratici è il segretario generale del partito, Lars Klingbeil: «Abbiamo negoziato un buon risultato – ha detto -. Sono sicuro che la maggioranza dei membri Spd riuscirà e vederla anche in questo modo».