Sandro Bondi flagellante anti-Silvio: “Mi vergogno di essere stato cortigiano”

sabato 3 febbraio 19:22 - DI Lisa Turri

Sandro Bondi secondo Il Foglio era, un tempo, uno che voleva bene a Berlusconi “in modo patologico”. Lo adulava con o versi (Bondi è un poeta prestato alla politica) e con elogi pubblici. E Silvio lo fece ministro dei Beni culturali e anche coordinatore di Forza Italia. Forse solo Emilio Fede riusciva a batterlo in complimenti al capo, avendo dichiarato pubbliamente il suo trasporto: “Lo amo”. Nel 2014 Bondi però rompe con Arcore e diventa renziano, ma – va detto – senza l’afflato che aveva mostrato nella stagione berlusconiana. Oggi che nessuno si è ricordato di candidarlo, Bondi è lo strumento perfetto nelle mani della propaganda anti-Cavaliere. Adesso si dichiara “pentito” di tutto quel suo amore per Berlusconi e si flagella parlando col Fatto quotidiano: “Provo vergogna per quello che ho fatto. Se penso a mio padre, a quel che intendeva lui della vita, del rigore, dell’integrità che ciascuno deve custodire. Della dignità che invece suo figlio non ha avuto. Se raccolgo i ricordi mi trovo immerso a fare l’esegeta cieco. Sono addolorato perché non dovevo essere lì”. E ancora: “Sono stato un cortigiano, ecco la parola esatta. Quando ho avuto il potere l’ho esercitato nel modo che oggi dico peggiore…”.

Viene dipinto come un uomo distrutto dai rimorsi, Sandro Bondi, compagno nella vita di un’altra forzista pentita, Manuela Repetti, anche lei non ricandidata. E non stupisce, perché in fondo Bondi ha l’animo fragile del poeta, preda di illusioni, delusioni e grandi passioni. E a un grande poeta si ispirò quando definì Berlusconi  uno che come il conte Ugolino divora il cranio dei suoi figli. Lo stesso Berlsuconi che un tempo era per Bondi “vita splendente”. Insomma, si cambia. Anche radicalmente. E in campagna elettorale anche Bondi va bene, tra una promessa e l’altra, per animare la campagna elettorale contro il centrodestra. Il Fatto del resto non poteva farsi sfuggire l’occasione visto che a Bondi aveva già dedicato i versi satirici di Mimmo Lombezzi che riassumono bene la carriera e le giravolte di Sandro Bondi: “Da sindaco marxista/ ch’io fui di Fivizzano/ divenni liberista!/ E a Silvio offrii l’inchino…/Del leader meneghino/ io fui sommo poeta./ Divenni il suo zerbino:/ Lodarlo? Unica meta!/ Nel cantarlo incantato/ nessuno arrivò a tanto!/ Dissi che era “L’Inviato/ dello Spirito Santo!”/Poi un giorno inviperito/ dal miele che ho versato/ estrassi tutto il fiele/ che avevo digerito/ Ai suoi servi e famigli/ dissi ch’era “Ugolino…/ che divorava i figli!/ dalla sera al mattino…”/ Così virai di botto:/ divenni Verdiniano/ Un modo liberista/ di essere Renziano…”.

Commenti

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  • giorgio.precetti@alice.it 4 febbraio 2018

    Tornatene a Fivizzano a mangiare mattone

  • adenauer@gmail.com 4 febbraio 2018

    SCEMO.

  • orlandofurioso25@gmail.com 4 febbraio 2018

    SAPPIATEm una volta per tutte, che gli ospiti, vengono chiamati dagli autori, d’accordo con i conduttori , dal musulmano al “sagrestano” da Alibrandi, agli opinionisti mendicandi, Sgarbi e’ il re, tutti lo vogliono in nome del “”Dio” ascolto.

  • clavdio@alice.it 3 febbraio 2018

    La prosopopea urlata di sgarbi ha stancato da molto. Concordo con gli altri commenti, è usata da alcuna televisone perchè piace al popolino che si nutre costantemente di spazzatura televisiva. Mi sbaglierò ma, nell’acidità dell’individuo traspare la stizza per non essere stimato nemmeno nel mondo dellla cultura.

  • giorgio.precetti@alice.it 3 febbraio 2018

    E’ proprio vero che i comunisti hanno il dna alterato. Bella faccia da ipocrita