Salvini si sente già premier: cita Pertini e giura: «Non me ne starò nel palazzo»

sabato 24 febbraio 17:21 - DI Michele Pezza

Non c’è Roberto Maroni, ormai ex governatore della Lombardia. In compenso si fa vivo il suo omologo veneto Luca Zaia, che parla dal palco della Lega in Piazza Duomo a Milano, con accanto Attilio Fontana, candidato a succedere proprio a Maroni. Ad alternarsi al microfono davanti ai 50mila partecipanti alla manifestazioni Ora o mai più c’è anche Giulia Bongiorno, ex-deputata finiana ora in lista con la Lega. È praticamente lei a introdurre il leader con parole che fanno capire come la sfida per la premiership all’interno del centrodestra sia tutt’altro che una sceneggiata: «Il centrosinistra – urla dal palco – ci ha consegnato un’Italia capovolta e chi può raddrizzarla è Matteo Salvini».

Salvini sul palco a Milano

E Salvini si cala subito nella parte dell’aspirante premier cercando di apparire rassicurante a chi ancora esita a percepirlo in tale veste. E così, anche per accorciare la distanza dagli antagonisti dei centri sociali che dalla mattinata tentano di contestarlo, cita Sandro Pertini, il capo dello Stato di cui ricorre proprio oggi il 28esimo anniversario della morte, di cui elogia «coerenza, onesta e altruismo». Valori, assicura, che «saranno di guida del governo Salvini». Dopo il presidente partigiano, tocca a Pier Paolo Pasolini. In questo caso, Salvini usa le sue parole per rivolgersi direttamente ai suoi contestatori: «Mi chiedo se l’antifascismo rabbioso sfogato nelle piazze a fascismo finito non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa per veicolare il dissenso».

«Non mi chiuderò nel palazzo come Renzi»

Il resto è attualità politica: «Renzi – dice ancora Salvini – è caduto perché si è rinchiuso nel palazzo, circondato dalla sua arroganza». un errore che, se eletto premier, lui si guarderà bene dal commettere: «Da presidente del Consiglio – assicura – la porta del mio ufficio sarà sempre aperta. Il mio ufficio sarà l’Italia, da Trento a Lampedusa». Quindi la bordata contro Di Maio e i Cinquestelle: «Noi al governo porteremo l’esperienza di dove governiamo già. Questa – ha concluso – è la grande differenza con il M5S: c’è chi chiacchiera e c’è chi fa».

Commenti

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  • minorizzo@tiscali.it 25 febbraio 2018

    DOVREMMO ESSERE CONTENTI O NO? Invece mi sembrate dispiaciuti. Salvini checchè ne dicano i sondagisti appecoronati al puttaniere è avanti rispetto a farsa italia.