Salah in aula a Bruxelles, non risponde alle domande e invoca Allah

Salah Abdeslam in aula a Bruxelles invoca il silenzio e torna a professare, e a ostentare, la professione di fede in nome della quale ha armato il pugno e seminato morte. Nella memoria visiva di lui restano quei pochi fotogrammi delle telecamere di video-sorveglianza in strada che lo riprendono durante i sopralluoghi prima della strage di Parigi, e poi in fuga dopo la mattanza. Ma nell’immaginario collettivo è per tutti il volto del terrorismo islamico globalizzato, quello che a prescindere dal kamikaze di turno, dal nome in codice o dal grido di battaglia, ha seminato sangue e morte, terrore e sconcerto. È lui, Salah Abdeslam, l’unico terrorista sopravvissuto alle stragi di Parigi e l’unico imputato alla sbarra per quel feroce attacco multiplo al cuore d’Europa, costato la vita a tante, tantissime persone, e che ha alzato, tragicamente, l’asticella del limite all’orrore. Oggi Abdeslam è al tribunale di Bruxelles per la prima udienza del processo relativo alla sparatoria avvenuta alla rue du Dries una settimana prima della fine della sua latitanza, finita a Molenbeek pochi giorni prima degli attentati di Bruxelles del 22 marzo 2016. E di lui ricompaiono solo i tratti disegnati dal ritrattista in aula…

Salah Absedlam in aula: silenzio e professione di fede

Un volto e non più una voce del terrorismo jihadista. Un kamikaze mancato che oggi, in Aula a Bruxelles, non ha risposto alle domande della giuria, parlando solo per rinnovare la sua professione di fede musulmana, quella in nome e per conto ha pianificato ed eseguito le stragi. Comparso in tribunale a Bruxelles, il terrorista di Parigi esordisce precisando di non voler rispondere ad alcuna domanda. «Siete qui», ricorda la presidente della giuria rivolgendosi a Salah, e «le viene data l’occasione di parlare». «Mi hanno chiesto di venire, e io semplicemente l’ho fatto, sono l’attore principale del processo, mi accusano ed ecco sono qui, mantengo il silenzio, è un diritto che ho, il mio silenzio non fa di me né un criminale né un colpevole, mi difendo così, in silenzio, vorrei che ci si basasse su prove scientifiche e tangibili e non sull’ostentazione o su ciò che pensa l’opinione pubblica», dichiara l’imputato aggiungendo altro sfregio all’orrore che è accusato di aver compiuto. A più riprese la presidente tenta di far parlare Abdeslam garantendogli che i suoi diritti verranno rispettati, e l’imputato, a sua volta, ha replicato ostentando freddezza e noncuranza: «Non ho paura di voi» afferma addirittura ad un certo punto Abdeslam, prima di lanciarsi nell’ennesima professione di fede in pubblico.

Salah alla sbarra: rabbia e dolore si rinnovano in aula

«Non ho paura dei vostri alleati. È nel mio Signore che ripongo ogni fiducia. Giudicatemi, ripongo la mia fiducia in Allah, non ho niente da aggiungere». E rabbia e dolore si rinnovano ad ogni singola parola e ad ogni immagine che quelle parole evocano, traducendosi nel ricordo dell’orrore rivissuto ancora una volta questa mattina. «Il tribunale ne prende atto e lo deplora», ha replicato la presidente nel silenzio dell’aula, al cui interno è vietato filmare e scattare foto, e dove sono in discussione le pene massime a cui potrà essere sottoposto Salah Abdeslam: da 20 a 40 anni di detenzione, ricorda tra gli altri il sito dell’ansa, che a riguardo aggiunge anche: «A seconda di quale legge verrà applicata dato che nel frattempo è stata modificata». Solo l’orrore delle stragi, e il dolore che hanno scatenato, resta indelebile. Pietrificato in una staticità senza tempo. Inciso a caratteri di sangue nella memoria collettiva dell’umanità tutta.