Rimborsi M5S, l’inchiesta delle Iene fa tremare Di Maio: buco da 500mila euro (video)

Si allarga il caso rimborsopoli del M5S, dopo il servizio delle Iene che ha denunciato alcuni bonifici, mai effettuati, del deputato Andrea Cecconi e del senatore Claudio Martelli. Secondo alcune fonti, infatti, mancherebbero all’appello oltre 500mila euro. Il partito corre ai ripari, annunciando che «chi non ha versato verrà espulso». Ma il rischio è che alla fine «ne resti soltanto uno», come ironizzato dalla portavoce di Forza Italia, Mara Carfagna.

Il M5S alle prese con rimborsopoli

È l’agenzia di stampa Adnkronos a rivelare che queste sono ore di grande preoccupazione all’interno del M5S, che promette trasparenza ed espulsioni, ma che di fatto emerge, per dirla con un ex militante intervistato da Le Iene, come «un partito fatto di furbi e furbastri che tradisce la fiducia dei cittadini» e i cui vertici sono bravi più a fare annunci che a vigilare su quello che avviene al proprio interno. In particolare, confrontando i dati forniti dal partito e quelli in mano al Mef relativi al fondo per le piccole imprese l’ammanco rispetto a quanto promesso è di oltre mezzo milione, tra quote non versate e quote conteggiate per errore. Di fronte ai casi Cecconi e Martelli e al servizio delle Iene intitolato «Restituzioni false degli stipendi a 5 stelle» e andato solo sul web, Di Maio ha cercato di difendere il partito sostenendo che la “disattenzione” nelle restituzioni non dovrebbe fare notizia e che, invece, «la notizia, in un paese normale, è che il Movimento 5 Stelle ha restituito 23,1 milioni di euro di stipendi». Una posizione difensiva con cui Di Maio finge di non capire che il problema politico è enorme, visto che la questione dei rimborsi è stata utilizzata per sbandierare la presunta differenza morale del M5S rispetto agli altri partiti.

Un partito di massoni, furbetti e “impresentabili”

Non solo, mentre sullo sfondo resta ancora il caso dell’imprenditore Emanuele Dessì, del quale si è scoperto che viveva in una casa popolare pagando un affitto di 7 euro al mese, nelle mani di Di Maio esplode anche l’affaire del candidato massone, Catello Vitiello. «Non sono più iscritto al Goi, non mi ritiro», ha fatto sapere Vitiello e al «capo politico» e candidato premier del M5s non è rimasto che dire che «sarà diffidato dall’uso del simbolo». Intanto, però, l’avvocato campano resta in corsa e, come per lui, non c’è dichiarazione di rinuncia al seggio richiesta o ottenuta dal M5s che tenga. «Luigi Di Maio pensa di vivere in un videogioco e di abbattere i suoi candidati uno ad uno come dei birilli. Vitiello, Dessì, Cecconi, Martelli, la lista di chi viene disconosciuto e costretto a firmare un documento di rinuncia al seggio, che non conta nulla e che è incostituzionale, si allunga di giorno in giorno. Alla fine, dopo i game over, gli allontanamenti, le sconfessioni, il 4 marzo ne resterà soltanto uno», ha sottolineato Mara Carfagna.

L’inchiesta delle Iene sulle «restituzioni false degli stipendi a 5 Stelle»

La legge ci permette di pubblicarlo su internet. Ecco l’anticipazione del servizio sulle false restituzioni dei 5 Stelle #LeIene https://t.co/6JCmx2WCK4

— Le Iene (@redazioneiene) 11 febbraio 2018