Rimborsi a 5 Stelle, tutte le scuse dei furbetti: “C’era il funerale di mia madre”

Rimborsopoli? «Mele marce», così Luigi Di Maio, nell’imbarazzo generale, ha apostrofato i colleghi pentastellati che hanno giocato “distrattamente” con i bonific. Ma le risposte dei diretti interessati, i furbetti dei rimborsi-bufala, sono esilaranti. «Ero senza benzina, con una gomma a terra, non avevo i soldi per il taxi, c’era il funerale di mia madre… le cavallette…». «Non è colpa mia, non è come sembra», neanche un adolescente beccato dai genitori a marinare la scuola. «Il ritardo è stato dovuto a motivi di natura personale», postano i primi due finiti nel mirino, Cecconi e Martelli.

Rimborsoli a 5Stelle, le scuse comiche

Il più comico – riporta il Giornale in un servizio intitolato “Le scuse ridicole dei morosi” –  è Michele Mario Giarrusso che, di fronte a un bonifico del 2015 con un inspiegabile timbro del 2014, dà dell’ubriaco all’impiegato di banca.  Barbara Lezzi, invece, si precipita a promettere che andrà in banca a controllare perché non si fida del banking on line. Maurizio Buccarella ne esce un po’ meglio: dichiara di autosospendersi ma avverte che non parlerà con i giornalisti rompiballe. Il punto, signori, è il «costo spropositato delle operazioni applicato dalla banca». La soluzione? Fare il bonifico richiesto dal partito, stampare la ricevuta, esibirla agli elettori sul web e poi ritirarlo in attesa di cambiare banca. «Mi manca solo il bonifico di dicembre, ho tardato perché ero in campagna elettorale», dice invece Roberta Lombardi, sfiorata dallo scandalo, che ha le spese più alte per lo staff. Il partito dell’onestà, della trasparenza, il movimento che doveva aprire come una scatola di tonno il Parlamento della casta e della corruzione, è in cima alla lista dei furbetti.

Grillo: sono malati…

«Hanno una malattia che si chiama Sindrome Compulsiva di Donazione Retroattiva», scrive Beppe Grillo mentre è in treno. «Vorrei dirvi qualcosa su quello che sta succedendo, che leggo sui giornali. In fondo abbiamo donato 23 invece di 24…  Ma dovete capire che queste dieci, dodici persone , chi sono non lo so, hanno una malattia. Ci siamo rimasti male, voglio dire, anche io ci sono rimasto male, tanti attivisti ci sono rimasti male, vorrebbero andare sotto casa di questi e far casino, lasciate stare».

La Raggi, campionessa di gaffe

Gaffe, errori grammaticali, citazioni sbagliate, del resto, sono una costante dei grillini finiti quasi  per miracolo ad amministrare molte città italiane. La sindaca della Capitale, Virginia Raggi, al momento dell’arresto del suo più fidato collaboratore, Raffaele Marra, rispose che era solo «uno dei 23mila dipendenti capitolini». Uno dei tanti. Peccato che figurasse in una chat molto confidenziale dal titolo Quattro amici al bar.  Il partito dei Masanielli, degli arruffoni e dei gaffeur, il movimento del Vaffa oggi in doppiopetto, continua a galleggiare nell’indifferenza generale, tra epurazioni e autocensure. Ovunque governino si sono dimostrati incompetenti e arroganti. E chi è riuscito a fare il proprio dovere, come il sindaco di Parma Pizzarotti, è scappato a gambe levate.