Renzi a ruota libera: «Voucher aboliti? Al governo non c’ero io, ma Gentiloni»

sabato 24 febbraio 13:28 - DI Valerio Falerni

Ha visto lungo Silvio Berlusconi quando, solo un paio di giorni fa, ha elogiato Matteo Renzi riconoscendogli il merito di «aver reciso le radici comuniste» che legavano la sinistra italiana al «più disumano totalitarismo conosciuto dalla storia». Nessuno, però, poteva immaginare che il taglio fosse tanto netto e convinto da spostare il partito erede della tradizione cattocomunista italiana, cioè il Pd, nel campo dove sostano abitualmente le “guardie bianche” della reazione in agguato.

Renzi: «Nessun ha fatto più di noi per Confindustria»

Questo e altro avranno pensato gli ultimi aficionados  al sol dell’avvenire leggendo o sentendo le parole pronunciate dal leader del Pd davanti all’assemblea fiorentina di Confindustria, un tempo tempio degli “odiati padroni”. Eccole: «Nessun governo ha fatto quello che abbiamo fatto noi per rispondere alle esigenze di Confindustria. Le cose noi le abbiamo fatte, altri ora annunciano e promettono che le vogliono smontare». Ma è solo l’aperitivo. Il resto viene dopo sotto forma di esaltazione («lo rivendico con orgoglio come una cosa di sinistra») del Jobs Act («non fa licenziare le persone, ma le fa assumere») e di rimozione del totem dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori («era un blocco e non dava elementi di garanzia») dall’orizzonte dei riformisti. E soprattutto di rivendicazione dei voucher, una parola che produce sulla sinistra radicale lo stesso effetto di un drappo rosso sventolato davanti a un toro: «Quando sono stati aboliti, nel maggio 2017, io non ero al governo». Come dire: chiedete a Gentiloni, il premier che tanto vi piace.

LeU: «Non vi poteva essere confessione migliore»

Tanta ansia da prestazione filo-padronale non poteva certo passare inosservata. specie tra gli scissionisti di Liberi e Uguali, oggi guidati da Pietro Grasso. Per tutti ha parlato Nicola Fratoianni: «Non ci poteva essere confessione migliore – attacca l’esponente di LeU -: i diritti dei lavoratori, i bisogni delle fasce più deboli sono state accantonate e messe in secondo piano. Prima evidentemente vengono gli interessi di Confindustria». Proprio come aveva intuito Berlusconi.

 

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