Rampelli: «Né condoni impossibili né ruspe selvagge. Ecco il nostro piano»

Condoni sì? Condoni no? Sull’abusivismo edilizio e il “restauro” del territorio Fratelli d’Italia ha le idee molto chiare e non da oggi. Fabio Rampelli entra nel dibattito di queste ore condotto a suon di spot illustrando una proposta seria che rimedi agli ecomostri senza gettere milioni di famiglie in mezzo alla strada.

Rampelli: siamo contro i condoni e la retorica della ruspa

«Siamo contro il condon0 generalizzato, ma basta con la retorica della ruspa. Abbiamo un progetto straordinario di restauro del terrirorio che sosteniamo da oltre 20 anni – dice il capogruppo alla Camera del partito di Giorgia Meloni –  e che oggi potremo realizzare se gli italiani ci daranno fiducia. Il futuro governo potrà varare, su impulso del ministero per le Infrastrutture, le linee guida per Regioni e Comuni che consentano di individuare aree di recupero e sostituzione dove trasferire le cubature non sanate». È un’operazione – spiega Rampelli – nella quale coinvolgere i privati attraverso il riconoscimento di premi di cubatura per rendere sostenibile la demolizione sul piano economico. Lo Stato parteciperà con un fondo per favorire gli espropri. «Pensiamo a una grande azione di restauro del territorio, che libererebbe le coste, il paesaggio, i siti monumentali e archeologici dalle invasioni edilizie e dagli ecomostri, valorizzando il bene pubblico e rilanciando in modo straordinario l’edilizia, mettendola sul binario della rigenerazione e riqualificazione, con consumo di superficie a saldo zero». Un piano virtuoso: «Ci sarebbe lavoro in quantità per imprese, artigiani, urbanisti, professionisti, si metterebbero in sicurezza molte aree, non si getterebbero milioni di famiglie in mezzo alla strada, non si lascerebbe (come accadrebbe con una sanatoria) tutto come è, relegandolo nel “limbo italiota” dell’abuso tollerato e strumentalizzato».

Serve un piano serio di restauro del territorio

«È una proposta su cui vogliamo coinvolgere ordini professionali, facoltà universitarie, soprintendenze ai Beni Culturali, associazioni dei costruttori e dei piccoli proprietari – aggiunge Rampelli – per condividere l’unica soluzione possibile per combattere davvero l’abusivismo edilizio mettendo in campo anche un definitivo snellimento delle pratiche di sanatoria in sospeso da 25 anni e una semplificazione delle autorizzazioni a costruire, per scongiurare la reiterazione degli abusi». Infine una domanda polemica: «Ci piacerebbe chiedere alla sinistra perché, quando ha governato, non ha proceduto alla demolizione dei milioni di case abusive… La risposta è che è semplicemente impossibile e occorre essere seri e prendersi le proprie responsabilità. L’abusivismo è nato e si è diffuso esponenzialmente con le amministrazioni social-comuniste e democristiane, non certo di destra, quelle che quando gli edifici irregolari venivano realizzati, dal secondo dopoguerra agli anni 2000, si voltavano dall’altra parte».