Rampelli: «Gli italiani furono infoibati dai comunisti. Ma a Sanremo non si dice»

Bandito il vocabolo comunismo dal Festival targato Baglioni. «A seguire la kermesse sanremese quando governa la sinistra ci si fa sempre il sangue amaro», commenta Fabio Rampelli. «Protagonista della serata conclusiva il “grande” attore Favino, impegnato in uno show propagandistico in piena campagna elettorale. Vorremmo sapere chi gli ha preparato il testo, qualcuno iscritto al Pd, magari proprio il responsabile del programma immigrazione…», polemizza il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera che aggiunge: «Provino a fare questi comizi mascherati nelle periferie delle città invase da migranti fuori controllo. Ma la “sinistra col Rolex” non ci va più in periferia, preferisce solo raccontarla, distorcendone la realtà».

Rampelli: in Rai non conoscono il comunismo

Non va meglio con l’argomento foibe ed esodo istriano: «Solo 30 secondi sono stati dedicati alla Giornata del Ricordo, senza che i due presentatori siano stati capaci di dire che le foibe sono state una barbarie comunista. Hanno dato la colpa al Maresciallo Tito, non al comunismo, che la maggioranza degli italiani pensa sia il collaboratore del Commissario Basettoni… Parole senza sentimento, con vergognosa freddezza, della serie “togliamoci ‘sta pratica per tenerli buoni”».
Siamo davvero lontani – conclude Rampelli, componente della commissione Vigilanza Ra –«da quell’idea di servizio televisivo pubblico secondo lo spirito della par condicio, del pluralismo e della verità. La Rai della quasi conclusa era Renzi continua a nutrirsi di faziosità e menzogne, ancora per poco».