Quegli strani bombardamenti degli ospedali “segreti” di Msf in Siria

Un centro sanitario supportato da Medici Senza Frontiere (Msf) a Mishmishan, nel governatorato di Idlib, nel nordovest della Siria, è stato colpito nei giorni scorsi da un raid aereo, verosimilmente turco, anche se Msf non lo dice. Il bombardamento, precisa una nota di Msf, è avvenuto mentre l’équipe medica del centro era impegnata in villaggi limitrofi per seguire il programma di vaccinazioni. “E’ solo per una coincidenza che la vita dei suoi componenti, oltre a quelle dei genitori e dei bambini che sarebbero stati in fila per le vaccinazioni, sono salve”, sottolinea l’organizzazione. L’attacco ha però portato alla morte di sei persone che si trovavano nel centro, tutti pazienti o loro accompagnatori, e al ferimento di altre 17, tra cui tre medici. Quello di Mishmishan è solo l’ultimo di una serie di attacchi contro strutture mediche e ospedaliere in Siria. Dalla metà di dicembre scorso, gli intensi combattimenti in diverse aree del Paese, sia con attacchi aerei che con bombardamenti di terra, stanno inoltre causando uno dei più grandi sfollamenti di persone dall’inizio della guerra. Le violenze sono in aumento e stanno mettendo a dura prova la popolazione con già alle spalle quasi sette anni di guerra. In precedenza, gli “attivisti” siriani, vicini all’Isis, e Msf avevano accusato i russi e il governo siriano di questi bombardamenti, ma la verità è che Msf non comunica alle parti belligeranti dove siano i suoi “ospedali” in Siria. In Afghanistan, invece, Msf ha sempre comunicato l’ubicazione dei suoi ospedali, che infatti non sono quasi mai stati colpiti, tranne che a Kunduz. Questo si può spiegare con il fatto che Damasco ritenga che negli ospedali di Msf si curino anche – o solo – i tagliagole dell’Isis, ma questo  -ammesso che fosse vero- sarebbe comprensibilissimo, visto il giuramento di Ippocrate. Diverso sarebbe se Msf prendesse parte nei confronti dei terroristi islamici, cosa che sicuramente non è. In ogni caso Msf  suscita sospetti nel non voler comunicare la sua posizione sul territorio siriano.