“Prima gli italiani: giusto, non è razzismo”. Non è la Meloni: lo dice una figlia di migranti

«Prima gli italiani. Potrebbe suonare come uno slogan razzista, ma letto senza cercare banalizzazioni ideologiche risulta, invece, un impegno di un buon senso. L’impegno di uno Stato verso tutti i suoi cittadini, come l’impegno di un genitore verso i suoi figli. Non è da responsabili trascurare i propri figli, ignorare la loro cura affettiva, culturale, sanitaria, la loro sicurezza per vatarsi di essere buoni con gli altri…».  È il parere di Asmae Siria Dachan, giornalista e scrittrice italo-siriana, figlia di migranti, una che – spiega in un editoriale su Panorama –  sa “cosa spinge un giovane a fare le valigie e partire, ma so anche cosa vuol dire essere un cittadino italiano e sentirsi estraneo alla città”.

La giornalista scrive che quando era bambina, “la presenza di stranieri era molto più contenuta”, all’epoca non erano “un problema”. «L’Italia accoglie i disperati, poi li cura, i veste, li nutre, dà loro un pasto e un ripato perla notte e tutte le notti che verranno. E su questo nessun Paese può insegnareo recminiare qualcosa. Poi, cosa fare? Lasciarli parcheggiati lì? Il paese oggi si trova in mezzo a un disastro umanitario… senza binari della legalità, né prospettive, si creano quelle zone di anarchia che mettono a disposizione della criminalità organizzata risorse umane per ogni tipo di business, dal capolaralato alla prostituzione, dallo spaccio di droga alla compravendita di esseri umani. Questo crea un allarme sicurezza, non l’immigrazione in sé. Cosa deve fare, in questa situazione, chi si occupa della “res pubblica”?».

L’appello finale di Asmae Siria Dagnan, nell’articolo della rubrica “Controcanto”, è ad affrontare la situazione di emergenza interna. «Altrimenti vedremo semore più giovani e senza speranza, sempre più anziani soli e sempre meno crescita. Prima gli italiani significa rispondere a queste nuove esigenze di sicurezza…».