Posa nel manifesto elettorale con una pistola in mano, minacciata di morte

Non solo le critiche dei radical chic, ma anche le minacce di morte degli antagonisti. È quanto accaduto ad  Angela Colmellere, sindaco di Miane e capolista nel proporzionale alla Camera per la Lega, nel collegio di Belluno-Treviso.

Pioggia di critiche (e di minacce) per aver posato con la pistola

Il primo cittadino ha scelto di farsi ritrarre in un manifesto elettorale mentre impugna la pistola al poligono di tiro: «Scegli la sicurezza – recita il volantino – Il 4 marzo sostieni chi può garantirla». Le reazioni sono state tutt’altro che soft.

La sindaca con la pistola

La sindaca con la pistola

Il sindaco di Miane nel mirino degli antagonisti

«Mi sono limitata ad esprimere una mia opinione (peraltro arcinota) senza attaccare nessuno, in modo non violento, e di contro ho ricevuto minacce, ingiurie di ogni tipo che provvederò a segnalare alle Autorità competenti affinché vengano presi congrui provvedimenti. Peraltro gli attacchi riguardavano la mia persona, non il merito delle mie affermazioni sulla legittima difesa”. Il sindaco ha anche sottolineato un altro punto della questione: «Tra una foto al poligono, dove si mira contro una sagoma di cartone, e le minacce di morte, oggettivamente la cosa di gran lunga più grave sono le minacce di morte».

“Per la sicurezza lo Stato non c’è”

Colmellere ha quindi ribadito la propria posizione, sostenendo che si debba “dare alle forze dell’ordine uomini e mezzi adeguati per difendere i cittadini, e ai Comuni i fondi per assumere polizia locale non per far multe ma a presidio del territorio. A questo dovere lo Stato ha abdicato ormai da anni, come giustamente rilevano i sindacati di categoria e i cittadini costretti ogni giorno a fare i conti con paesi e città insicuri”.

“Il tema non è la pistola, ma la legittima difesa”

Piuttosto, ricorda la Colmellere, si deve “mettere mano finalmente a una legge chiara sulla legittima difesa, che non costringa più chi difende la propria famiglia a ritrovarsi imputato per tentato omicidio, con l’aggravante di dover pure risarcire il criminale. Questo succede oggi. Chi entra in casa mia, sa che sta commettendo un reato e io devo avere il diritto di difendere la mia famiglia, la mia casa, la mia azienda, in modo regolato dalla legge, senza abusi e in modo legale. Cosa che oggi non avviene”. Il paradosso? La foto è stata scattata durante un’esercitazione tra sindaci al poligono di tiro, organizzata dall’Ana di Vittorio Veneto, e vinta da un sindaco che oggi è candidata con il Partito democratico.