Perché le Ong si oppongono al legittimo rientro dei profughi in Siria?

Suscita stupore e perplessità la presa di posizione di alcune note Ong internazionali, che si oppongono al rientro dei rifugiati in Siria. Non si capisce il motivo per cui ostacolare il desiderio dei siriani che vogliono tornare casa, una casa oggi più sicura dopo che il governo siriano di Bashar al Assad e le forze russe hanno liberato la Siria dai terroristi dell’Isis armati da alcuni Paesi occidentali e arabi. Il golpe armato contro il legittimo governo siriano è fallito, e oggi la popolazione vuole fortemente tornare a casa. Ma le ong si oppongono. Perché? Vengono brutti sospetti sulla gestione dei profughi da parte delle stesse ong, che peraltro in questi anni si sono sempre scagliate contro il legittimo governo siriano e mai contro i vari gruppi armati terroristi, coi quali anzi alcune di loro sembravano avere buoni rapporti, come i discussi White helmets siriani e l’Osservatorio siriano, composto da una persona che risiede a Londra. Ecco cosa incredibilmente denunciano le ong: mel corso del 2018 centinaia di migliaia di rifugiati siriani rischiano di essere costretti a ritornare in Siria, nonostante le continue violenze e i bombardamenti che stanno mettendo a repentaglio la vita dei civili. C’è scritto nero su bianco nel nuovo rapporto Dangerous ground diffuso da Save the Children insieme alle organizzazioni Norwegian Refugee Council, Action Against Hunger, Care International, Danish Refugee Council e International Rescue Committee. Secondo quanto emerge dal rapporto, il numero di siriani ritornati nelle loro case in Siria, principalmente sfollati interni, è passato da 560.000 nel 2016 a 721.000 nel 2017, ma per ogni persona rientrata ci sono stati almeno tre nuovi sfollati a causa del conflitto in corso in molte aree del Paese, come riporta una nota diffusa da Save the Children. Nei primi dieci mesi del 2017 già circa 250.000 persone sono state forzatamente respinte in Siria al confine con la Turchia, denuncia il comunicato, e attualmente quasi 35.000 persone sono ancora bloccate alla frontiera con la Giordania dove stanno affrontando il rigido inverno quasi privi di assistenza. Dall’inizio del 2017, le autorità giordane hanno rimandato in Siria circa 400 rifugiati al mese, mentre si stima che in Libano circa 10.000 rifugiati siano stati rimpatriati in Siria a bordo dei bus. La nota sottolinea come sebbene lo scenario militare in Siria sia mutato, la sicurezza nel Paese è infatti ancora estremamente precaria, come dimostrano le recenti escalation militari a Idlib e nel Ghouta orientale. “Nessun bambino può tornare a casa se non in condizioni di totale sicurezza e, al momento, molte zone della Siria non sono sicure. I bombardamenti continuano ad imperversare e i servizi essenziali come scuole e ospedali sono al collasso. I bambini rifugiati siriani con i quali abbiamo parlato non desiderano altro che tornare a casa in Siria, ma potranno farlo solo quando il rientro sarà del tutto sicuro e sostenibile”. E chi lo decide quando il Paese è sicuro: il governo che lo ha liberato dai terroristi o le ong?

(Foto: The american mirror)