Parkland, il vicesceriffo era armato ma non intervenne. Proprio come l’Fbi

venerdì 23 febbraio 16:46 - DI Redazione

Il vice sceriffo, che era armato, era presente durante la sparatoria alla scuola di Parkland in Florida ma non intervenne per fermarla. A rivelarlo è stato lo sceriffo Scott Israel, che si è detto “nauseato ” dal comportamento del collega. “Doveva entrare, affrontare il killer e ucciderlo”, ha detto in una conferenza stampa durante la quale ha annunciato che il suo vice Scot Peterson ha accettato di dimettersi, dopo essere stato sospeso dall’incarico. La questione non si chiude con le dimissioni dell’agente, che potrebbe anche essere incriminato. Peterson è stato smascherato dalla ripresa di una telecamera, che lo ha mostrato arrivare nella Marjory Stoneman Douglas High School appena 90 secondi dopo l’inizio della sparatoria, in cui rimarranno uccise 17 persone. Ma il vice sceriffo, armato e in uniforme, è rimasto all’esterno, senza intervenire mentre il 19enne Nikolas Cruz sparava all’impazzata. Il ragazzo è stato catturato successivamente, fuori dalla scuola.

“Il vicesceriffo ha fatto un pessimo lavoro”. Donald Trump risponde così alle domande sul comportamento che Scot Peterson, vicesceriffo di Parkland, ha tenuto durante la strage compiuta la scorsa settimana da un 19enne in un liceo della città. “Credo che il nome del vicesceriffo sia Peterson. Merita che il nome venga fuori”, dice Trump, come mostra il video diffuso dalle emittenti e in particolare dalla Cnn, prima di raggiungere il Maryland per partecipare alla Conservative Political Action Conference. “Quando è arrivato il momento di agire, non ha avuto il coraggio oppure è accaduto qualcosa. Ma quello che è certo è che ha fatto un pessimo lavoro: non si discute”, prosegue il presidente. “È stato lì per 5 minuti. Per 5 minuti. Per l’intera durata della strage. Di sicuro ha fatto un pessimo lavoro”. Come si ricorderà, anche l’Fbi ricevette una segnalazione precisa sulla perciolosità di Cruz, ma non intervenne, per sua stessa ammissione.

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  • Amilcare De Risio 23 febbraio 2018

    L’FBI e’ una spina nel fianco di Trump: rappresenta il deep state, lo stato profondo, scuro, che cospira segretamente contro di lui. Ha dimesso Il direttore Comey, il potente McCabe, i cospiratori amanti e altri, ma non basta.
    L’FBI deve essere smantellato e ricostituito da zero, licenziando anche lo stesso Vray, indicato da Trump, che non ha preso seri provvedimenti per allontanare le mele marce, quelle che hanno insabbiato le investigazioni contro Hillary Clinton e che hanno seminato l’idea di collusione tra La campagna repubblicana e i russi con falai dossier pagati dai democratici.
    Facendo politica l’ FBI ha perso la sua anima e ha fallito in tutto il suo recente passato, non identificando i veri problemi. Una vergogna.
    Vivo negli Stati Uniti e posso affermare che il Federal bureau non ha piu’ la fiducia del presidente Trump ne’ della popolazione anericana