Pamela Mastropietro, per l’omicidio della ragazza fatta a pezzi fermati tre nigeriani

Per l’omicidio di Pamela Mastropietro, la diciottenne romana fatta a pezzi con un’accetta, lavata e riposta in due trolley,  sono stati fermati tre nigeriani. Il primo è residente a Macerata. La sua casa è stata perquisita e lì sarebbero stati trovati i vestiti della vittima e tracce di sangue. I carabinieri sono risaliti a lui dopo che le telecamere di una farmacia di Macerata lo avrebbero ripreso mentre seguiva la ragazza. Il nigeriano, già noto alle forze dell’ordine, con regolare permesso di soggiorno, ha detto solo di aver notato e seguito la giovane, ma non ha ammesso responsabilità indicando invece il coinvolgimento di altri due immigrati che sono stati fermati.

Pamela Mastropietro, l’incontro con i carnefici

Non si esclude tra gli investigatori che l’incontro tra Pamela e i suoi carnefici, sia stato del tutto casuale o legato al consumo di droga: è possibile che alla ragazza sia stata proposta droga in strada, o che lei stessa sapesse dove andare a cercare qualche spacciatore, per poi finire uccisa. Forse anche da una overdose e da cui è poi derivato il tentativo di chi era con lei di liberarsi del corpo facendolo a pezzi e abbandonandolo in due trolley. Sarà l’autopsia a stabilire le cause della morte di Pamela.

La ragazza era ospite di una comunità

Pamela Mastropietro, residente nel quartiere di San Giovanni, fino a lunedì scorso era ospite della comunità di recupero Pars di Corridonia, in provincia di Macerata, una struttura che accoglie giovani in difficoltà e con problemi legati alla droga. Era in cura dal 18 ottobre, andava avanti a intermittenza, c’era stato qualche progresso e poi tanti momenti bui culminati nella voglia di scappare. Il cadavere della giovane è stato trovato sul ciglio di una strada nella zona industriale di Pollenza. Il macabro ritrovamento è stato effettuato dai carabinieri intervenuti in seguito alla segnalazione di un automobilista che ha notato le valigie abbandonate sulla strada.