Pamela Mastropietro, la 18enne fatta a pezzi: una vita tra speranze e angosce

Sognava una vita migliore, voleva la libertà. È fuggita trascinando con sé un trolley, forse lo stesso in cui è stata trovata parte del suo corpo fatto a pezzi. Le due valigie in cui è stato nascosto il cadavere di Pamela Mastropietro, 18 anni, sono state notate sul ciglio di una strada da un automobilista nella zona industriale di Pollenza, in provincia di Macerata, il quale poi ha allertato i carabinieri.

Pamela Mastropietro e quello sguardo tormentato

Giovane e bella, lo sguardo tormentato nascosto sotto una cascata di capelli e i post su Facebook che raccontano di una ragazza come tante della sua età. Gli amici, un fidanzato e i sogni di vita di una diciottenne. Quella di Pamela, però, non era una vita facile. La giovane era arrivata a Macerata qualche mese fa, con la speranza di risolvere i suoi problemi in una comunità. Gli studi da estetista all’istituto Luigi Petroselli di Roma non l’avevano tenuta lontana dalla droga e forse da amicizie sbagliate. Pamela si era allontanata dalla comunità qualche giorno fa e i genitori avevano rivolto un appello tramite Chi l’ha visto?.

Le sue parole su Facebook

Il dolore e l’inquietudine, Pamela li tirava fuori nei post su Facebook dove, oltre a raccontare le serate con gli amici e i pomeriggi spensierati in spiaggia, mostrava anche un altro lato di sé: quello più oscuro. «Tutti dipendiamo da qualcosa che ci fa dimenticare il dolore», si legge in un post, dove si vede una bottiglia di whisky, delle sigarette e un accendino. E ancora: «Voi mi odiate tutti – si legge sotto ad un’altra fotografia – e io per dispetto vi amo tutti». Le immagini del suo profilo restituiscono il ritratto di una giovane affamata di vita, intervallata però da momenti di solitudine e malinconia. Tanti tormenti: «Perché la vita è tutto o niente», diceva.

Lo stazio della madre

Quando di lei si sono perse le tracce, la famiglia non ha esitato a rivolgersi a Chi l’ha visto?. E sua madre, sconvolta, ha raccontato alla trasmissione Rai di avere appreso la notizia dalla stampa. «Come è possibile che io sappia dai giornali e dalla rete che mia figlia è stata trovata in una valigia?», ha fatto sapere la donna, raccontando che l’ultima volta che ha visto sua figlia risale a qualche giorno fa. Nella comunità, ha invece spiegato la nonna, le regole erano ferree. I familiari potevano sentire Pamela solo ogni 15 giorni. E dall’ultima visita non avevano avuto più contatti con lei. E nessuno sa ancora cosa sia accaduto subito dopo la sua fuga.