Olimpiadi coreane, freddo e rinvii. Si pensa e estendere la durata dei Giochi

Il cancelletto di partenza dello sci alpino resta ancora chiuso. Il programma dello slopestyle va avanti nonostante tutto, ma la gara femminile diventa “una lotteria”, per dirla con le parole delle atlete al via. Le condizioni meteo alle Olimpiadi invernali di Pyeongchang diventano sempre più proibitive e stanno creando “un grande mal di testa” agli organizzatori e al Comitato olimpico internazionale, alle prese con un calendario da riscrivere e con le proteste degli atleti. Sulle piste il vento soffia a 100 km/h e le temperature toccano i -25 gradi. Impossibile, in queste condizioni, far partire il programma dello sci. “La priorità è la sicurezza degli atleti”, ha ribadito più volte oggi il portavoce del Comitato olimpico internazionale, Mark Adams, dopo l’annuncio del rinvio del gigante femminile a Yongpyong a 24 ore da quella decisa per la discesa maschile a Yeongsong. “Dobbiamo rivedere il programma – ha aggiunto – e questo ci provoca un gran mal di testa”. E la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente se anche la combinata di domani dovesse subire delle variazioni. La minaccia più grande è quella della cancellazione di questa gara, ipotesi non da scartare, ma la partenza di entrambe le manche può essere spostata fino a tre ore e visto il quadro gli organizzatori faranno di tutto per portarla in porto. C’è anche un’ipotesi più estrema, che per ora il Cio non vuole nemmeno prendere in considerazione

“Estendere la durata dei Giochi? È un po’ presto per parlare di questo”, ha precisato Adams, ricordando che a Nagano nel 1998 è “stata disputata la discesa cinque minuti prima la cerimonia di chiusura”. Una gara che Kristian Ghedina ricorda molto bene. “L’attesa è snervante e dal punto di vista mentale è veramente dura, perché ogni giorno pensi di gareggiare, inizi a preparati convinto di scendere in pista e poi ti rimandano in albergo. E’ tutto stress che aumenta la tensione”, dice l’ex discesista azzurro, sesto nella gara di Nagano, giunto a Pyeongchang per seguire le gare dello sci. “Ma è giusto che ci sia prudenza -precisa-, soprattutto per la discesa, perché se prendi una folata di vento su un dosso finisci a terra e nove volte su dieci ti fai male”. Gli atleti delle altre discipline non se la passano tanto meglio. “Al primo poligono non sentivo più le mani”, rivela Dorothea Wierer dopo la 10 km dell’inseguimento femminile da lei chiusa in 15esima posizione. E nella finale femminile di slopestyle, che già aveva subìto delle variazioni, solo 5 atlete su 25 sono riuscite a chiudere la loro prova senza cadere. “Le condizioni erano molto difficili e in tante hanno sofferto”, ha ammesso la statunitense Jamie Anderson dopo avere conquistato l’oro. “Era praticamente una lotteria”, è stato il giudizio ancora più netto della canadese Spencer O’Brien, precipitata al 22° posto. La Federazione internazionale di sci non ha potuto non riconoscere che “le difficili condizioni della gara odierna” e che “la priorità è la sicurezza degli atleti”, pur precisando che “non avrebbe mai organizzato una gara se ciò non fosse stato possibile”. “La natura degli sport all’aperto richiedono anche di adattarsi agli elementi”, conclude la nota. Chi sogna una medaglia, insomma, deve fare i conti anche con questo.