Non si può dire “campi di sterminio polacchi”. Sì alla legge che fa infuriare Israele

Il Senato polacco ha approvato alle prime ore di oggi il disegno di legge che vieta di parlare di ‘lager polacchi’ e cioè che punisce con una pena fino a tre anni chi attribuisce ai polacchi corresponsabilità nello sterminio degli ebrei. Lo riporta l’agenzia di stampa PAP, ricordando che il provvedimento, approvato dalla Camera bassa la settimana scorsa e che ora dovrà essere firmato dal presidente, aveva sollevato un’ondata di critiche in Israele, al punto da essere definito dal premier Benjamin Netanyahu “un tentativo di riscrivere la storia”.

Per il Partito di governo Diritto e Giustizia il provvedimento ha il solo scopo di difendere la reputazione del paese ed impedire l’uso di formulazioni non corrette per descrivere la sua storia ma da molti la legge è vista come strumento utilizzabile per negare casi di complicità da parte polacca in crimini di guerra. Il presidente del Senato, Stanislaw Karczewski ha assicurato l’intenzione del paese di portare avanti il dialogo con Israele e spiegare cosa abbia motivato la messa a punto della legge.

Forti reazioni si sono levate in Israele all’approvazione della legge. Il ministro israeliano Yoav Gallant l’ha definita “un caso di negazione della Shoah”. “La memoria dei sei milioni di ebrei uccisi – ha detto su twitter, ripreso dai media – è più forte di qualsiasi legge. Proteggeremo la loro memoria e faremo nostra la lezione: la capacità di difenderci da noi stessi”.

Per diventare operativa la legge deve essere ancora firmata dal capo di stato Andrzej Duda. Ieri un gruppo di senatori Usa della commissione contro l’antisemitismo gli ha rivolto un appello a non firmare la legge, mentre il Dipartimento di stato degli Usa ha invitato i parlamentari polacchi a fare un passo indietro per non peggiorare le relazioni fra gli Stati uniti e la Polonia.