«Non ne possiamo più». E si tolgono il velo per strada in Iran. Finisce male

Ancora arresti. La “rivoluzione” delle donne finisce così. La polizia iraniana ha arrestato 29 donne che si erano tolte il velo in strada in segno di protesta contro l’hijab obbligatorio. L’agenzia Tasnim, vicina al governo, ha riferito che le donne fermate stavano partecipando ad una campagna conosciuta come “mercoledì bianco”, dal colore dei veli sventolati. Negli ultimi giorni, i social media hanno diffuso le immagini di diverse donne protestare contro il velo obbligatorio in diverse città. In Iran chi mostra la testa in pubblico rischia fino a due mesi di carcere.

Da settimane le donne iraniane hanno deciso di uscire di casa, di riversarsi nelle piazze e nelle strade di Teheran e di altre città minori. Tutte con un unico fine: reclamare i propri diritti riguardo al divorzio, alla tutela dei bambini, alle questione ereditarie, ma più in generale all’equiparazione con il genere maschile. Per raggiungere questi fini, le donne si sono servite di un mezzo, e di un gesto, silenziosi. Quello di togliersi il velo  davanti a tutti, nelle città. Salgono sui cubi di cemento delle centraline, sui muretti, sui bidoni della spazzatura, si posizionano nelle piazze, in mezzo alle strade o sui marciapiedi, e stanno ferme anche per ore.

Due mesi di carcere e venti euro di multa. Questa è la punizione. La prima a cominciare la protesta è stata Vida Movahed. Alla fine di dicembre è stata arrestata e il suo avvocato, l’attivista Nasrin Sotoudeh, ha comunicato su Facebook che la sua assistita è stata liberata solo 3 giorni fa. Il gesto di Vida ha subito contagiato le altre donne. Dopo di lei, Nargues Hosseini è salita su un blocco di cemento e si è tolta il velo, è rimasta ferma dieci minuti, il tempo necessario per farsi fotografare e per provocare l’arrivo delle forze dell’ordine e il suo conseguente arresto. Poi le altre. Ma la repressione non dà scampo.