Nascono i “partigiani” del Pd. Contro la destra ma anche contro Renzi

Contro la destra, il “fascismo” di ritorno, ma anche contro il segretario del proprio partito, Matteo Renzi. I “partigiani del Pd” sono appena nati, in Sicilia, ma già litigano con i compagni. Colpa del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che – spiega  Salvatore Altadonna, a nome dei Partigiani del Pd siciliani- “in questi giorni ha raccontato la sua adesione al Pd come un atto eroico contro destra e populismi, ma se fosse stato davvero per questo sarebbe bastato il semplice sostegno al Partito Democratico”. “La verità è venuta fuori ieri, il sindaco ha aderito alla corrente di Faraone in cambio di un posto in lista per un suo uomo. Dopo averci costretto a rinunziare al simbolo, dopo avere orchestrato il disastro delle elezioni regionali si prepara alla scalata del partito – insieme al suo alleato Totò Cardinale – sotto la regia del sottosegretario. Non lo permetteremo. In politica tutto è concesso, anche i repentini cambi di idea del Sindaco, ma da questo momento parli solo a nome di quella corrente e non dica più che il suo partito è Palermo. Anzi chieda scusa alla città”.

E’ lo strappo ufficiale dei “partigiani” con Orlando e con lo stesso Renzi, dopo il dissenso manifestato nei giorni scorsi “col modello padronale del partito” che aveva provocato le dimissioni di quattro dirigenti Antonio Rubino, Carmelo Greco, Antonio Ferrante, Salvatore Graziano.

Uno strappo causato dalla compilazione delle liste. “Il gruppo dirigente siciliano – dice Rubino – è totalmente estraneo alla modalità con la quale sono state fatte le liste. I candidati sono stati proposti dal segretario Renzi su indicazione di Davide Faraone, dentro una logica di fidelizzazione, a partire dai collegi uninominali”.

I partigiani del Pd hanno stampato un manifesto con la scritta “5 marzo, non cambiamo partito ma cambiamo il partito”.