Mozione antifascista, Donazzan: «Non firmerò mai e vi spiego perché»

«Caro Achille, non firmerò mai questo proclama». A scriverlo in una lettera aperta al sindaco di Vicenza, Achille Variati, è stata Elena Donazzan, vicentina e assessore regionale in Veneto. La lettera è la risposta – pacata, argomentata, ma fermissima – alla volontà di Variati di imporre anche nella sua città la mozione con cui si chiede una dichiarazione di antifascismo in cambio dell’autorizzazione a manifestare nei luoghi pubblici. Un provvedimento molto in voga nelle amministrazioni di centrosinistra, che, però, in altre città, è già stato usato come strumento di censura, per tentare di impedire la libera espressione degli avversari politici. Una pratica antidemocratica che non ha risparmiato neanche i partiti rappresentati in Parlamento, come è successo a Fratelli d’Italia a Pontedera.

L’antifascismo serve solo alla sinistra

«Caro Achille, ti scrivo perché ti so uomo di intelligenza, libero da schemi, che ha a cuore, nel suo essere Sindaco, la ricerca del bene comune. Per questo trovo stridente questo tuo obbligo di sottoscrizione di un atto di fedeltà ad una non meglio precisata nuova fede antifascista. Tu, così laico nei tuoi ragionamenti, ti sei fatto imporre un atto di fede ideologica», è l’inizio della lettera di Donazzan, che poi prosegue con alcune domande: «Ma che cosa significa per te aderire al proclama antifascista per poter esprimere la propria idea in una campagna elettorale, in uno stato democratico nel 2018? A che cosa dovrebbe aderire il cittadino obbligato a sottoscrivere un atto di fede antifascista?». «Fascismo è un periodo storico. L’aggettivazione di un periodo storico è – ha sottolineato Donazzan – per sua stessa natura illogica e irrealizzabile. In Italia, purtroppo, non si è mai fatto serenamente un percorso di analisi storica perché viziato dalla guerra civile e si usa il feticcio del fascismo per provare a tenere insieme una sinistra piena di distinguo. La sinistra ha bisogno dell’antifascismo per stare insieme». «Ma cosa significa il termine fascista per la sinistra?», ha chiesto ancora l’assessore, ricordando che «è sinonimo di violenza, prevaricazione, dittatura del pensiero, propaganda forzata, monopolio nella comunicazione. Soprattutto violenza».

Le foto degli agenti feriti a Torino

«Lo spettro richiamato è quello della paura per il ritorno dei violenti, manganellatori, squadristi. È vero, in Italia c’è questo pericolo, ma ha le insegne dei centri sociali, dei pacifisti di nome, dei professionisti delle manifestazioni non autorizzate che distruggono città, che limitano la libertà di espressione, che picchiano veramente. E le vittime non sono i nipoti di Gramsci, ma sono i poliziotti e i carabinieri, i militanti di destra o i movimenti pro-vita, i rappresentati del Family day o gli organizzatori di una serata per far conoscere il dramma delle foibe, come accaduto a Padova una settimana fa», ha scritto ancora l’esponente di Forza Italia, nella lettera redatta prima degli scontri provocati a Torino dagli antifascisti e nei quali diversi poliziotti sono rimasti feriti a causa delle bombe carta imbottite con schegge di metallo. All’indomani della lettera e degli scontri, Donazzan ha ribadito la sua presa di posizione e su Facebbok ha postato alcune foto degli agenti feriti, spiegando che «manderò queste foto a tutti i sindaci che chiedono di firmare l’adesione ai “valori” antifascisti».

Donazzan: Non firmerò, sono per la libertà e il rispetto»

«Io non firmerò», è stato dunque l’annuncio di Donazzan. «Gli antifascisti oggi sono violenti, prevaricatori, provocatori professionisti, picchiatori organizzati. Il pericolo della violenza c’è eccome e va eliminato. Io non firmerò mai questo proclama, perché – ha sottolineato ancora l’assessore – sono per il rispetto delle idee, contro la violenza, per la libertà di pensiero. Valori per me non negoziabili e che non possono certo coesistere con l’antifascismo militante in nome del quale, a guerra finita, si trucidavano innocenti per legami di parentela. In nome del quale, oggi, si picchia selvaggiamente e in branco un cararabiniere mentre compie il suo dovere piuttosto che un segretario provinciale di un movimento politico». «Nel sostenere questa posizione, caro Achille – è la conclusione della lettera di Donazzan – ti chiederei per lo meno di non appellarti alla nostra Costituzione, ricordandoti sommessamente che i padri costituenti, loro sì lungimiranti, non hanno voluto saggiamente menzionare l’antifascismo e, per amor di verita, neppure la resistenza, tra i nostri valori di riferimento».