«Morte al fascista, 10, 100, 1000 Acca Larenzia». A Milano anarchici liberi di minacciare…

C’è qualcuno che alla vigilia del voto prova a diffondere una tesi non nuovissima: “Uccidere un fascista non è reato”, roba da anni di piombo, da Br, da città insanguinate. Accade nelle civilissima e democratica Milano, dove gli anarchici quando si allarmano per l’avanzata “nera”, si mobilitano con i loro metodi.  «Tutti i fasci come Ramelli», «10, 100, 1.000 Acca Larenzia», «Più fasci appesi», poi una gravissima: «La tua testa come trofeo. Morte al fascista» seguita dal cognome di un ragazzo del Blocco studentesco e di CasaPound, R.D,  che secondo “Il Giorno” risiede con i genitori a due passi dal luogo in cui è stata fatta quella scritta, in zona Sant’Agostino.

«Gesti intimidatori, metodi mafiosi, come già accaduto in passato. Ma stavolta, per la prima volta, quei bravi ragazzi dei centri sociali hanno indicato il nome, come a indicare un possibile bersaglio, come accadeva negli anni di piombo quando uccidere un fascista “non era reato”…», è il commento di Marco Clemente, vicepresidente nazionale di CasaPound, milanese. Quelle scritte apparse sui palazzi del Ticinese, l’altra sera, durante un corteo degli anarchici non autorizzato, sono oltraggiosi e minacciosi, ma oggi, sui giornali lombardi, se ne trova traccia solo in un articolo de “Il Giorno“.

Secondo il quotidiano milanese, i militari indagano sugli anarchici per compresdere se dietro quelle scritte si celi un’ulteriore volontà di entrare in azione, perché “si prende di mira un ragazzo proprio sotto casa, facendogli chiaramente intendere di conoscere benissimo il suo indirizzo di residenza e magari pure il percorso che fa quando esce dall’abitazione di famiglia”. «Il blitz – andato in scena nel contesto di un’iniziativa che si è poi conclusa con 45 persone bloccate in metropolitana dagli agenti del Reparto mobile e identificate dalla Digos in vista di una denuncia – potrebbe essere legato alle “Giornate d’azione”, mobilitazione lanciata dal sito anarchico Round Robin lo scorso 28 febbraio”.

«C’entrano le elezioni alle porte, certo, con la retorica dell’antifascismo portata come elemento di campagna elettorale dalle forze di sinistra, ma con questi atteggiamento sempre minacciosi, che segnano un salto di livello da parte dei centri sociali, ha molto a che fare anche il successo crescente di CasaPound nel Milanese, come dimostrano anche gli scontri ai banchetti di CasaPound a Monza con gli anarchici, che forse si sono resi conto che stavano venendo a fermare cittadini non politicizzati, professionisti, casalinghe. Ed è per questo che oltre a oltraggiare i morti di destra, come quelli di Acca Larenzia, provano a segnare il territorio, a intimidire chi vuole avvicinarsi a noi».