Minniti su Macerata, «nessuno cavalchi l’odio social»: giro di vite del Viminale (Video)

No all’odio social: nessuno cavalchi l’onda di intolleranza sfociata in violenza che ha trasformato Macerata in un Bronx metropolitano set a cielo aperto di una mattanza folle. E il tentativo che arriva dai palazzi di attribuire colore politico e matrice ideologica al gesto folle di un cane sciolto non fa che esasperare una situazione già al limite. E non da ieri. Non per niente è lo stesso ministro dell’Interno, Marco Minniti, facendo il punto sulla strage sfiorata di Macerata, ha rilevato tra l’altro: «Di fronte a un fatto molto grave, che poteva diventare ancora più grave, la risposta sta nel senso di responsabilità delle istituzioni, e le istituzioni democratiche di questo Paese, come è giusto, appartengono a tutti gli italiani».

Minniti su Macerata: no all’odio social

E il buon esempio dovrebbe partire proprio dai candidati di questa campagna elettorale in corso che, sin dalle prime battute dell’inquietante vicenda culminata nella strage sfiorata di Macerata e partita dal brutale assassinio e vilipendio di cadavere della giovanissima Pamela Mastropietro, hanno cercato di attribuire un colore, una matrice e uno sfondo all’intera tragedia. Che di sicuro raccoglie univocamente e convoglia in azioni omicidiarie violente un insofferenza, un disagio, una rabbia repressa legati all’accoglienza coatta e alle difficoltà di una convivenza al limite dell’impossibile. E allora, Macerata come esempio per tutto il territorio nazionale e, sicuramente, anche punto di svolta per una guerra ai cosiddetti hate speech, gli “odiatori del web”, che da anni e prima di altri denunciano e strumentalizzano una propaganda avvelenata che ha origine però da fatti intrinsecamente radicati su un terreno sociale contaminato e insterilito da una gestione del dramma migratorio a dir poco inefficace se non contro-producente. Gestione, va detto però, completamente in mano a esecutivi di centrosinistra che da anni si passano il testimone al governo e che in Europa, non riuscendo a far sentire la propria voce, accettano compromessi e silenzi ancor più compromettenti.

«In una democrazia nessuno può farsi giustizia da solo»

Oggi, al vertice di una piramide che ha la sua base di orrore e problematicità quotidiani, il ministro Marco Minniti arrivato nelle Marche richiamato da un nuovo episodio di intolleranza e di terrorismo sociale, e dopo aver presieduto un Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza nel quale sono state passate in rassegna le ultime vicende che hanno afflitto e ferito la zona e il Paese tutto, ha concluso: «Auspico – ha dichiarato il numero uno del Viminale, come riportato tra gli altri in un’intervista pubblicata in queste ore sul Messaggero online – una risposta ferma e unitaria da parte di tutti. Siamo di fronte – ha poi concluso il ministro – ad una iniziativa criminale individuale. Non c’è nulla al momento che faccia pensare ad una iniziativa organizzata con altri, a un background… Si tratta di un fatto inaccettabile perché in una democrazia non è consentito a nessuno di farsi giustizia da solo, anche se in questo caso non c’è nulla che possa richiamarci ad un’idea di giustizia».