Minniti su Macerata, «nessuno cavalchi l’odio social»: giro di vite del Viminale (Video)

domenica 4 febbraio 11:15 - di Prisca Righetti

No all’odio social: nessuno cavalchi l’onda di intolleranza sfociata in violenza che ha trasformato Macerata in un Bronx metropolitano set a cielo aperto di una mattanza folle. E il tentativo che arriva dai palazzi di attribuire colore politico e matrice ideologica al gesto folle di un cane sciolto non fa che esasperare una situazione già al limite. E non da ieri. Non per niente è lo stesso ministro dell’Interno, Marco Minniti, facendo il punto sulla strage sfiorata di Macerata, ha rilevato tra l’altro: «Di fronte a un fatto molto grave, che poteva diventare ancora più grave, la risposta sta nel senso di responsabilità delle istituzioni, e le istituzioni democratiche di questo Paese, come è giusto, appartengono a tutti gli italiani».

Minniti su Macerata: no all’odio social

E il buon esempio dovrebbe partire proprio dai candidati di questa campagna elettorale in corso che, sin dalle prime battute dell’inquietante vicenda culminata nella strage sfiorata di Macerata e partita dal brutale assassinio e vilipendio di cadavere della giovanissima Pamela Mastropietro, hanno cercato di attribuire un colore, una matrice e uno sfondo all’intera tragedia. Che di sicuro raccoglie univocamente e convoglia in azioni omicidiarie violente un insofferenza, un disagio, una rabbia repressa legati all’accoglienza coatta e alle difficoltà di una convivenza al limite dell’impossibile. E allora, Macerata come esempio per tutto il territorio nazionale e, sicuramente, anche punto di svolta per una guerra ai cosiddetti hate speech, gli “odiatori del web”, che da anni e prima di altri denunciano e strumentalizzano una propaganda avvelenata che ha origine però da fatti intrinsecamente radicati su un terreno sociale contaminato e insterilito da una gestione del dramma migratorio a dir poco inefficace se non contro-producente. Gestione, va detto però, completamente in mano a esecutivi di centrosinistra che da anni si passano il testimone al governo e che in Europa, non riuscendo a far sentire la propria voce, accettano compromessi e silenzi ancor più compromettenti.

«In una democrazia nessuno può farsi giustizia da solo»

Oggi, al vertice di una piramide che ha la sua base di orrore e problematicità quotidiani, il ministro Marco Minniti arrivato nelle Marche richiamato da un nuovo episodio di intolleranza e di terrorismo sociale, e dopo aver presieduto un Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza nel quale sono state passate in rassegna le ultime vicende che hanno afflitto e ferito la zona e il Paese tutto, ha concluso: «Auspico – ha dichiarato il numero uno del Viminale, come riportato tra gli altri in un’intervista pubblicata in queste ore sul Messaggero online – una risposta ferma e unitaria da parte di tutti. Siamo di fronte – ha poi concluso il ministro – ad una iniziativa criminale individuale. Non c’è nulla al momento che faccia pensare ad una iniziativa organizzata con altri, a un background… Si tratta di un fatto inaccettabile perché in una democrazia non è consentito a nessuno di farsi giustizia da solo, anche se in questo caso non c’è nulla che possa richiamarci ad un’idea di giustizia».

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *