Migranti violenti arruolati da Cobas e centri sociali: ecco chi c’era al corteo

Sorpresa: indovinate chi c’era a sfilare in via Cavour a Roma sotto le insegne rosse del sindacato “S.I. Cobas” e insieme ai kompagni di Potere al Popolo? Cittadini del Bangladesh, del Maghreb, dell’Africa subsahariana. Migranti. Migranti potenzialmente violenti. Marciano scandendo gli stesso slogan della sinistra più violenta e antisistema. “Sollevano i pugni al cielo. Sikh avvolti da turbanti e fisionomie camuffate da kefiah e passamontagna. La marcia prosegue, scandita dai decibel di una camionetta e dal rimbombo dei petardi”, leggiamo sul Giornale che ha seguito da vicino questo corteo. Il connubio centri sociali più migranti è una miscela esplosiva. “S.I. Cobas” e i gruppi che hanno sfilato al corteo di Roma  sono quelli per intenderci che invocano la “libertà” per Moustafa Elshennawi, il “compagno” arrestato per la brutale aggressione del brigadiere di Piacenza. Una massa di persone “contro”, la gente che passa si tiene a distanza, molte saracinesche si chiudevano al loro passaggio. Tutti in lotta contro tutti, contro il sistema, l’Occidente, i partiti, il capitalismo, la borghesia. Slogan triti e ritriti. Vecchi sinistri e immigrati uniti nella lotta. Sembra di essere tornati indietro agli anni 70 ma la pericolosità sta “in un elemento nuovo: i centri sociali che arruolano i migranti come nuove masse proletarie. “Sui volantini si leggono sigle che evocano fantasmi del passato: partito comunista internazionalista, Quarta Internazionale, sinistra anticapitalista. E riappaiono frasi come questa: “Il fascismo c’è già, si chiama democrazia”. L’astensionismo è il primo comandamento”, leggiamo nel reportage del Giornale. Nessuno si preoccupa, visto che ad assere  attenzionati sono altri.