Meloni: «È cretino polemizzare sul fascismo. Io mi occupo del futuro»

Meno di una settimana al voto. I partiti danno fondo a tutte le loro (scarse) risorse in vista degli ultimi appuntamenti elettorali. Obiettivo comune: conquistare il maggior numero di indecisi. Il centrodestra – FI, Lega, FdI e Noi con l’Italia – hanno finalmente convenuto su data, luogo e orario e chiuderanno unitariamente alle 18 di giovedì prossimo all’Atlantic dell’Eur di Roma. L’uno accanto all’altro Berlusconi, Salvini, Meloni e Fitto proveranno a mettere in sicurezza quella vittoria che tutti i sondaggisti annunciano come probabilissima.

La Meloni ospite di Agorà

Nel frattempo, ciascun leader guarda anche alla performance della propria forza politica. Del resto, il Rosatellum è basato per due terzi sul sistema proporzionale e solo per il restante terzo su quello maggioritario. Non stupisce, quindi, che Giorgia Meloni sia intervenuta a bocce ferme sulla polemica fascismo-antifascismo che ha scandito l’intera campagna elettorale. Un dibattito che la leader di FdI, reduce da non poche contestazioni ad opera dei cosiddetti centri sociali, non esita a bollare come «artefatto e anche un po’ cretino». «Io – ricorda la Meloni, ospite di Agorà, la trasmissione di RaiTre – sono nata nel 1977, a me il dibattito fascismo anti fascismo non interessa, se a questa gente è rimasto solo di cantare Bella Ciao, canti Bella Ciao. Io voglio parlare di questo millennio».

Per cambiare il Rosatellum «basta una settimana»

Nel corso della trasmissione si è parlato anche degli scenari post-elettorali. E a chi pronostica in pareggio nelle urne con conseguente governo di scopo, limitato alla modifica della sola legge elettorale, la Meloni ha avuto buon gioco nel replicare che «l’ultima volta che ci hanno detto il governo Gentiloni per fare la legge elettorale, ce lo siamo tenuto per più di un anno, per fare cose che c’entravano poco con la legge elettorale e fare la legge elettorale in scadenza di legislatura in tre giorni». Per la leader di FdI, se davvero si vuole dare vita ad un governo caratterizzato da un programma con un solo punto all’ordine del giorno «basta un governo settimanale». Ci vuole una settimana – ha aggiunto – per fare una legge elettorale, si metta chi si vuole, ma sette giorni per fare la legge elettorale e poi si torna a votare».