L’Iraq ha un problema: 1.500 le mogli e i figli dei terroristi Isis in carcere

Sono più di 1.500 le mogli e i figli dei jihadisti del sedicente Stato Islamico (Isis) in carcere in Iraq. Lo scrive il quotidiano al-Mashriq citando il ministro del Lavoro e degli Affari sociali Mohammed al-Sudani. ”Abbiamo in custodia 500 vedove di miliziani dell’Isis, tutte straniere, insieme ai loro figli, per un numero complessivo di oltre 1.500” persone, ha dichiarato al-Sudani. Il ministero del Lavoro e degli Affari sociali ha preso contatti con i Paesi d’origine di queste donne per valutare il futuro dei bambini, ha spiegato al-Sudani. Saad al-Hadithi, portavoce del primo ministro iracheno Haider al-Abadi, ha confermato ad al-Mashriq che ”tutti gli stranieri che hanno commesso reati e violazioni contro il popolo dell’Iraq, facendo parte dell’Is o sostenendolo, saranno processati in base a quanto prevede la legge irachena”.

Intanto Human Rights Watch (Hrw) afferma: è eccessiva la condanna a morte decisa da un tribunale iracheno nei confronti di una donna turca condannata a morte per appartenenza all’Isis, mentre altre undici vedove di jihadisti sono state condannate all’ergastolo. E aggiunge: ”Sei mesi dopo che circa 1.400 donne straniere e i loro figli si sono arrese insieme ai combattenti all’Isis alle forze di sicurezza, i tribunali iracheni hanno condannato le donne all’ergastolo e anche alla pena di morte, pur non avendo commesso crimini violenti”. Secondo l’organizzazione le sentenze ”sono solo un indicatore di come le persone colluse con l’Isis subiscano processi non equi”. Le dodici donne, undici turche e un’azera di età compresa tra i 20 e i 55 anni, sono state arrestate a Mosul o Tal Afar. I loro mariti sono stati uccisi dalle forze irachene che hanno riconquistato le città dell’Iraq settentrionale dall’Isis.