L’imprenditore cinese che ha comprato il Milan? “È insolvente”

Secondo il Corriere della Sera il patrimonio della holding che fa capo al presidente del Milan Yonghong Li sarebbe stato messo all’asta per ripagare i debiti con le banche. Nell’inchiesta firmata da Milena Gabanelli e Mario Gervini, si sostiene che la società asiatica sarebbe stata insolvente già al momento dell’acquisto del club rossonero.

Il proprietario del Milan insolvente per la giustizia cinese

Il giornale individua anche una data: il 13 aprile 2017 la Shenzhen Jie Ande, holding di Yonghong Li, sarebbe stata già insolvente al momento dell’acquisto del club rossonero. Sempre secondo il Corsera, la holding sarebbe stata raggiunta da un ordine del tribunale del distretto di Futian di vendere all’asta il patrimonio per pagare i creditori. L’asta, poi rinviata, sarebbe dovuta avvenire il 2 febbraio su Taobao (l’Ebay cinese). La presunta insolvenza della holding di Yonghong Li sarebbe relativa a un prestito concesso dalla Jiangsu Bank. Le quote (del valore di 60 milioni di euro) sarebbero andate all’asta per ripagare tali debiti.

L’inchiesta della Gabanelli sul finanziere cinese

Si legge nell’articolo firmato da Gabanelli e Gervini che «mentre era inseguito dai creditori in patria, il 48enne finanziere chiudeva in Italia, sotto i riflettori di mezzo mondo, una delle più costose acquisizioni calcistiche della storia, accreditandosi (e accreditato) come un grande e ricchissimo imprenditore dai mille interessi. Tra gli asset fondamentali, oltre alle famose e fantomatiche miniere di fosfato, c’è anche l’11,39% di Zhuhai Zhongfu, detenuto tramite la cassaforte Jie Ande».

E ora sul padrone del Milan indaga la “Consob” di Pechino

Shenzhen Jie Ande, holding presentata come credenziale per l’acquisto, possiede infatti una quota di minoranza della società di packaging Zhuhai Zhongfu (quotata sulla Borsa cinese). Su Yonghong Li stringe il cerchio anche la China Securities Regulatory Commission. La Consob di Pechino avrebbe avviato di indagini per presunti illeciti sul mercato commessi dalla “Shenzhen Jie Ande” che avrebbe tenuto nascosta per mesi la sua condizione patrimoniale di insolvente.