L’economista del Pd a sorpresa promuove la flat tax: «La sinistra sbaglia»

«La flat tax  premia i redditi di lavoro: la sinistra si sbaglia. A dirlo non è un esponente del centrodestra, ma Nicola Rossi, economista, presidente dell’Istituto Bruno Leoni ed ex parlamentare del Pd. «La combinazione di una quota esente fissa e di una aliquota proporzionale crea un’imposta progressiva», spiega al Giornale. In altre parole: se la quota esente, quindi la no tax area, è fissata a 12mila euro e la aliquota unica al 23 per cento, «fino a 12mila euro di reddito annuo non si pagano tasse, a 13mila euro si paga l’imposta su mille euro. L’imposta netta è di 230 euro, pari al 3%. Se si guadagnano 20mila euro, l’aliquota del 23 per cento si paga su ottomila euro. Sono circa 2.000 euro, pari a una tassazione del 10 per cento. L’aliquota sale fino ad arrivare a un massimo del 25 per cento per i redditi più elevati».

Flat tax, l’esperto del Pd smonta la sinistra

Nicola Rossi smonta l’accusa che la flat tax sia un regalo per i redditi elevati. «Il vero regalo ai ricchi − spiega Rossi  − è il sistema attuale. I ricchi solitamente hanno redditi da capitale, non da lavoro. Per tutte queste fonti di reddito ci sono già oggi aliquote molto vicine a quelle ipotizzate per la flat tax, più basse di quelle che gravano sui redditi. Il sistema attuale è un paradiso per le persone più abbienti, anche perché molte detrazioni, deduzioni, bonus e trattamenti di favore sono utilizzati soprattutto dai ricchi. Dubito che nei quartieri più poveri si utilizzi il bonus giardini, si scarichino le spese per il veterinario o la palestra».

Rende uguale l’aliquota su tutti i redditi

Insomma, la flat tax ci costringe a ripensare l’equità fiscale. «Rende uguale l’aliquota su tutti i redditi, sia da lavoro sia da capitale». Altra obiezione classica: non è mai stata adottata nei paesi europei. «Poco fondata − assicura Rossi − perché la tendenza è comunque a ridurre le aliquote perché la globalizzazione sta smaterializzando le basi imponibile. Conviene iniziare subito a ragionare su un sistema fiscale diverso». Comunque, «sappiamo già che, ovunque è stata adottata, ha migliorato il rapporto tra contribuenti e fisco».

La riduzione fiscale

Le tasse, dice ancora al Giornale, «non si pagano mai volentieri, ma si pagano con meno riluttanza se sono trasparenti. Il nostro sistema attuale è straordinariamente complicato e soprattutto molto opaco. Non so perché devo pagare, ma ho la certezza che per il mio vicino valgano regole diverse dalle mie, per ragioni che non capisco». Sulle coperture non ci sono dubbi. «Occorre andare con i piedi di piombo vista la situazione delle finanze italiane. La flat tax dovrà essere coperta adeguatamente. Se spunteranno soldi in più in termini di gettito, si potranno ridurre ulteriormente le aliquote». Sicuramente andranno sforbiciate le spese fiscali. Ma non molto, «altrimenti non si riduce la pressione fiscale».